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IL BORGHESE
03 Ottobre 2023 - 06:30
Quella sporca guerra del bob
Nella guerra tra regioni per le Olimpiadi invernali del 2026, l’assurdo sarebbe che i nostri quattrini finissero per finanziare gli austriaci o, peggio ancora, i cinesi di Pechino. Una vergogna che ieri ha fatto ancora una volta discutere durante la visita del Presidente Mattarella al Festival delle Regioni a Palazzo Reale e che il Governatore Alberto Cirio ha rintuzzato con forza.
«E’ paradossale spendere soldi i pubblici delle olimpiadi all’estero, dopo che gli organizzatori di Milano e Cortina ci hanno chiuso la porta i faccia», E sarebbe ancor peggio «di fronte al nostro straordinario patrimonio olimpico, destinare i quattrini all’Austria per un nuovo impianto del bob. Costruire nuove opere significa invadere la montagna ovunque accada, mentre qui le infrastrutture ci sono già e noi le abbiamo sempre messe a disposizione con spirito sabaudo».
Insomma, sulle olimpiadi la guerra continua e se Matteralla invita alla coesione e all’unità le nostre regioni, il richiamo del Pil la gioca sempre da padrone e ognuno (come insegna bene il presidente del Veneto Zaia) tira l’acqua al suo mulino. In ballo d’altra parte ci sono quasi 100 miliardi tra impianti e opere accessorie, dunque il campanilismo lombardo-veneto è comprensibile. Ma inattuabile se non altro per buonsenso, tanto da far ipotizzare che si possano riaprire giochi che sembravano chiusi.
E il ministro dello sport Andrea Abodi uno spiraglio per il Piemonte, prima che si verifichi una figuraccia a livello internazionale, accenna ad un piano B che, pur di fronte a candidature straniere «che non sono le prime scelte», potrebbe rimettere in pista Torino con gli impianti di Cesana, già protagisti delle olimpiadi del 2006. Come dire che la speranza è l’ultima a morire
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