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Tra le strade
01 Febbraio 2026 - 16:20
I numerosi danni lungo tutto il corso
«Sembrava di essere in un film di guerra». È una frase che ritorna più volte nelle testimonianze raccolte tra i residenti di corso Regina Margherita e delle vie limitrofe, la mattina dopo i conflitti tra manifestanti e forze dell’ordine durante la marcia contro lo sgombero di Askatasuna. Una notte segnata da fumogeni, lacrimogeni, cassonetti in fiamme, vetrine distrutte e incendi, che ha lasciato dietro di sé non solo danni materiali, ma soprattutto un clima di paura e disprezzo tra chi abita la zona.
Molti residenti raccontano di essersi barricati in casa per ore. «Io e mio marito avevamo la finestra aperta quando sono arrivati i lacrimogeni - racconta una signora che vive affacciata su Corso Regina -. Bruciavano gli occhi e la gola, non si respirava. Abbiamo avuto davvero paura». Un’altra testimone, raccontando dal suo balcone, parla di vetri che tremavano, di cartelli stradali sradicati e usati come armi bianche, di cassonetti nuovi trascinati come fossero carrelli. «Hanno lavorato fino alle tre o quattro del mattino per rimettere tutto a posto».
La gestrice di un bar in via Sant'Ottavio ha deciso di chiudere in modo preventivo il suo locale per la sera: «Hanno danneggiato il dehor che avevo appena fatto rifare, e spostato tutti i vasi di piante, cercando di bloccare la via alla polizia», indicando le strisce sull'asfalto fatte dal trascinare dei vasi del locale. Diversi residenti riferiscono di fumogeni e lacrimogeni penetrati negli appartamenti. «Mio marito ha fatto l’errore di aprire la finestra – racconta una donna che vive in zona Rossini -. In pochi secondi la casa si è riempita di fumo. Per mezz’ora avevo bruciore agli occhi e al naso». Sempre la donna: «Al di là delle ideologie, spaccare marmi, sradicare sanpietrini, incendiare portoni e auto non è manifestare: è terrorismo». Molti sottolineano come i danneggiamenti abbiano colpito soprattutto i cittadini, e non solo istituzioni o simboli politici.
Accanto alla rabbia dei residenti, emerge anche la testimonianza di chi ha partecipato al corteo fin dall’inizio. «Era una manifestazione pacifica, partecipata, eterogenea: famiglie, bambini, anziani. Il messaggio era chiaro: contestare la chiusura degli spazi sociali e la gestione securitaria della città». Secondo la testimonianza, la degenerazione sarebbe stata prevedibile. «Mezza Torino era blindata, ma corso Regina è rimasto aperto. Questo ha favorito lo scontro». La testimone racconta di gruppi incappucciati, chiaramente distinguibili dal resto del corteo. «Erano tutti coperti in volto».
Tra i testimoni anche alcuni turisti, arrivati a Torino per lavoro. «Abbiamo assistito alla distruzione di una banca e ai fuochi d’artificio contro la polizia. Ci siamo chiusi nel nostro Airbnb», racconta uno di loro. Per chi visita la città, l’episodio lascia un’impressione non positiva: «Torino è bellissima, ma questa zona sembra abbandonata. È una vergogna che succedano certe cose». C’è infine chi, pur condannando la violenza, ricorda che Askatasuna per anni ha fatto parte della vita del quartiere. «Non ho mai visto tutto questo degrado quando era aperta. Organizzavano attività per i bambini, merende dopo la scuola. Ormai sono una decina di anni che le cose sono cambiate».
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