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Il caso

Guerriglia a Torino, l’arcivescovo Repole: «La città non può essere sfigurata dalla violenza»

Vicinanza a feriti e forze dell’ordine e l’invito a distinguere tra violenza e protesta pacifica

Guerriglia a Torino, l’arcivescovo Repole: «La città non può essere sfigurata dalla violenza»

Il cardinale Roberto Repole

Dopo gli scontri e la guerriglia urbana che hanno segnato la serata di ieri, arriva una presa di posizione netta dell'arcivescovo di Torino, monsignor Roberto Repole, che, intervenendo con una dichiarazione diffusa dall'Arcidiocesi, sottolinea come «Torino non è una città violenta, è una grande capitale della carità e della solidarietà sociale», afferma l'arcivescovo. Secondo Repole, Torino non può essere «sfigurata né manipolata dai cultori della violenza», e deve denunciare con forza quanto accaduto.

Nel suo intervento, l'arcivescovo esprime vicinanza alle vittime e ai feriti, così come alle forze dell'ordine, colpite durante i disordini. Allo stesso tempo, richiama alla necessità di non cadere in generalizzazioni: «Non dobbiamo confondere le frange violente con le migliaia di persone che manifestano pacificamente». Repole invita chi ha responsabilità pubbliche a compiere uno sforzo di discernimento, distinguendo «gli inaccettabili eccessi di alcuni» dal «sentimento mite della maggioranza» e dalla «sofferenza silenziosa di tanti che vivono la povertà e l'emarginazione».

Nel richiamare la storia e la tradizione della città, l'arcivescovo ribadisce che Torino ha sempre saputo “chinarsi per curare le ferite prima di punire”. «Fermeremo la violenza - conclude Repole - ma non si dovrà nascondere questa sofferenza e chi lavora per il dialogo».

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