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Acqua e inquinamento, l’Ue aggiorna le regole: nuove sostanze sotto controllo

Falde e fiumi sotto osservazione anche in Piemonte

Torino

Torino

Il Parlamento europeo ha approvato nuove norme per rafforzare il controllo sulle acque superficiali e sotterranee, aggiornando l’elenco delle sostanze da monitorare. Tra queste entrano per la prima volta in modo sistematico i Pfas — composti chimici estremamente persistenti — insieme a microplastiche, pesticidi, prodotti industriali e residui di farmaci come gli antidolorifici. La revisione introduce un sistema di monitoraggio più ampio e preciso, che punta a intercettare anche gli inquinanti emergenti, quelli che fino a pochi anni fa erano difficili da individuare o semplicemente ignorati.

Il provvedimento si inserisce nel percorso avviato dalla Commissione europea nel 2022, nell’ambito del Green Deal, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un “inquinamento zero”. Per farlo, Bruxelles ha scelto di aggiornare tre direttive chiave: la direttiva quadro sulle acque, quella sulle falde sotterranee e quella sugli standard di qualità ambientale.

In Italia il tema non è teorico. Negli ultimi anni diversi territori sono stati coinvolti in monitoraggi e interventi legati alla qualità dell’acqua, e il Nord resta una delle aree più esposte per concentrazione industriale e pressione agricola. Anche il Piemonte rientra tra le regioni più osservate: ARPA monitora in modo continuo acque superficiali e sotterranee attraverso una rete diffusa di controllo e analisi ambientali.

Sul tema specifico dei Pfas, la regione ha attivato negli ultimi anni un sistema strutturato di controlli, con migliaia di campionamenti e una rete di monitoraggio estesa su fiumi, falde e acque potabili. Nella Città metropolitana di Torino le analisi vengono effettuate regolarmente su acqua destinata al consumo umano, con verifiche coordinate tra ASL e ARPA. I dati disponibili indicano la presenza di queste sostanze in diverse aree del territorio regionale, generalmente entro i limiti di legge, con interventi mirati nei casi più critici. Le nuove norme europee puntano a rendere più uniforme e continuo il monitoraggio tra i diversi Paesi membri, evitando che la gestione dell’acqua dipenda da approcci troppo diversi a livello nazionale.

Javi López, deputato Parlamento Europeo

Il relatore del provvedimento, Javi López, ha parlato apertamente di una crisi idrica che non riguarda solo la disponibilità di acqua, ma anche la sua qualità. Siccità, eventi estremi e contaminazioni chimiche si sommano, rendendo più fragile un equilibrio già sotto pressione. Il percorso però non è ancora concluso. Il testo dovrà essere formalmente approvato e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Solo dopo entrerà in vigore. A quel punto, gli Stati membri avranno tempo fino al 21 dicembre 2027 per adeguare le normative nazionali.

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