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La “tassa invisibile” che pagano tutti: il conto delle consegne a domicilio a fine anno

Il meccanismo delle micro-spese che fa lievitare le spese annuali

La “tassa invisibile” che pagano tutti: il conto delle consegne a domicilio a fine anno

Una spesa silenziosa, ma ormai strutturale. Negli ultimi anni il modo di comprare è cambiato. Il cibo arriva a casa, la spesa si clicca, gli acquisti si fanno mentre si aspetta il tram o si guarda una serie. Il tempo risparmiato è reale, ma ha un prezzo che raramente viene percepito davvero.

Gli esperti la chiamano “tassa sulla comodità”. Non è una tassa ufficiale, ma il meccanismo è lo stesso: tanti piccoli pagamenti che, sommati, fanno la differenza. Oggi circa un italiano su quattro compra alimentari via app o sito. In media si fanno otto ordini all’anno, con circa 6-7 euro di consegna ogni volta. Risultato: più di 50 euro all’anno solo per farsi portare a casa latte, pasta e detersivi.

Poi c’è l’e-commerce generalista. Qui i numeri diventano ancora più grandi: oltre 35 milioni di italiani acquistano online e una fetta enorme lo fa almeno una volta al mese. Anche quando la spedizione sembra “bassa”, intorno ai 6 euro, il conto cresce: circa 70 euro l’anno solo di consegne. Ma il vero protagonista è il food delivery.

Pizza, sushi, poke, burger. Il cibo pronto è diventato una scelta quasi automatica, soprattutto nelle città. Più del 40% degli italiani ordina regolarmente e la frequenza è tutt’altro che occasionale: una media di una volta e mezza a settimana. Tradotto: circa 78 ordini l’anno. Anche qui il costo sembra innocuo. Tre euro a consegna, a volte meno. Ma moltiplicato per decine di ordini diventa la voce più pesante: oltre 230 euro all’anno.

Nel frattempo il mercato si è adattato. Sono arrivati abbonamenti, servizi premium, formule che promettono consegne gratuite. In realtà spostano semplicemente il problema: da spesa variabile a costo fisso. Chi non aderisce continua a pagare ogni consegna singolarmente. Ed è proprio così che si arriva a sfiorare i 400 euro l’anno senza quasi accorgersene. Il dato più interessante non è nemmeno la cifra in sé. È il fatto che queste spese non vengono percepite come una voce reale del bilancio familiare. Restano invisibili, sparse tra decine di micro-transazioni quotidiane.

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