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I dati
09 Gennaio 2026 - 18:40
San Mauro Torinese raggiunge un traguardo storico nel settore ambientale: per la prima volta nella sua storia, il comune chiude l'anno superando la soglia del 70% di raccolta differenziata. I dati, diffusi il 9 gennaio 2026 stimano un valore del 71% per l'anno 2025, segnando un'inversione di tendenza rispetto al passato.
Questo incremento allinea la città alla media virtuosa del Piemonte (che viaggia oltre il 68%), ma non risolve il problema principale: la riduzione della produzione totale di rifiuti.
Sebbene la quota di indifferenziato per abitante sia tornata a scendere dopo un biennio di crescita preoccupante, la maggioranza ammette che il calo è "ben al di sotto delle attese". Il rischio è che l'aumento della percentuale sia dovuto più a una migliore separazione dei materiali esistenti che a una reale diminuzione degli scarti prodotti alla fonte.
Uno dei temi più caldi degli ultimi mesi riguarda la chiusura temporanea dell'ecocentro di via Domodossola. Nonostante i disagi fisici per i residenti, i numeri della differenziata non ne hanno risentito grazie a un meccanismo contabile di SETA, il gestore dei servizi ambientali: alcune frazioni di rifiuti (legno, inerti, pneumatici, RAEE) vengono attribuite ai comuni del bacino in quota proporzionale al numero di abitanti, indipendentemente da dove vengano effettivamente conferiti.
Sebbene i dati rimangano stabili "sulla carta", i cittadini hanno dovuto spostarsi nei comuni vicini per smaltire materiali non gestibili con il porta a porta, sollevando polemiche sulla qualità del servizio.
Mentre realtà confinanti come Castiglione e Gassino Torinese hanno già implementato o sono in fase avanzata con la Tariffazione Puntuale (TARIP), San Mauro appare ferma ai box. La TARIP è considerata lo strumento principe per responsabilizzare l'utente: più indifferenziato produci, più paghi.
Sul fronte economico, i cittadini non sembrano percepire i benefici del 71%. La TARI ha subito aumenti legati all'inflazione e ai nuovi costi di smaltimento imposti dai regolamenti ARERA.
Il 71% è un punto di partenza: le soglie regionali per il 2030 sulla produzione di indifferenziato pro capite richiedono una drastica riduzione dei kg di rifiuto non riciclabile prodotti da ogni singolo cittadino.
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