Può una banca centrale perdere miliardi e, nello stesso momento, ritoccare verso l’alto lo stipendio della sua presidente? Sembra un paradosso, eppure è il quadro che arriva da Francoforte: la Banca centrale europea archivia il 2025 con un rosso contenuto ma ancora presente, frena la distribuzione dei profitti alle banche centrali nazionali (Italia compresa) e, intanto, vede crescere i compensi di Christine Lagarde. Contraddizioni apparenti? Solo in parte. Perché nei conti di una banca centrale il tempo scorre con un metronomo tutto suo, fatto di tassi, bilancio e cicli di mercato.
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I NUMERI: PERDITA 2025 A 1,3 MILIARDI, MEGLIO DEL 2024 La Bce ha chiuso il bilancio 2025 con una perdita di 1,3 miliardi di euro, un miglioramento netto rispetto ai 7,9 miliardi del 2024. Il principale motore di questo recupero è la riduzione dei tassi, che ha alleggerito le spese sulle passività. Sulla base delle attuali aspettative di mercato, a Francoforte prevedono un ritorno all’utile nel 2026 o nel 2027.
DIVIDENDI AZZERATI ALLE BANCHE CENTRALI NAZIONALI (ITALIA COMPRESA) Nessuna distribuzione di profitti alle banche centrali nazionali quest’anno; e verosimilmente la pausa durerà ancora alcuni esercizi. L’obiettivo è assorbire le ultime perdite e ricostituire il fondo rischi, sceso a zero già nel 2024. Una scelta prudenziale che ha un costo politico, ma che tutela la resilienza del sistema.
PERCHÉ IL ROSSO NON È UNO SCANDALO: LA MECCANICA DEI TASSI La perdita non ha effetti sulla politica monetaria di Francoforte, come ricorda MilanoFinanza. È il conto, salato ma atteso, di decisioni prese per garantire la stabilità dei prezzi. Dal 2015 la Bce ha espanso il bilancio acquistando titoli, in gran parte bond a tasso fisso e lunga scadenza. A fronte di queste attività, sono cresciute passività remunerate a tassi variabili. Quando i tassi sono stati alzati nel 2022 e nel 2023 per combattere l’inflazione elevata nell’Eurozona, gli oneri sulle passività sono saliti subito; gli interessi attivi sulle attività, invece, sono rimasti inchiodati ai rendimenti fissi del Quantitative Easing e del Pepp (il programma di acquisto per l’emergenza pandemica). Dal 2024, con i tagli dei tassi e il calo del bilancio per le scadenze dei titoli del Qe e del Pepp, il disallineamento si sta riducendo: gli oneri finanziari netti nel 2025 risultano molto inferiori a quelli degli anni precedenti. È l’effetto pendolo dei tassi: prima colpisce, poi rientra.
SOLIDITÀ PATRIMONIALE: IL CUSCINETTO DA 71 MILIARDI La Bce segnala una solidità finanziaria “ulteriormente sottolineata” dal capitale e dai consistenti conti di rivalutazione, pari a 71 miliardi di euro a fine 2025, in crescita di 12 miliardi rispetto alla fine del 2024. Un cuscinetto che non fa spettacolo, ma assorbe gli urti e dà credibilità alle prospettive di ritorno all’utile.
IL NODO STIPENDI E IL CASO LAGARDE Capitolo retribuzioni. Il bilancio riporta per la presidente Christine Lagarde un salario base di 492mila euro, a cui si aggiunge un’indennità di rappresentanza pari al 21%: totale 595mila euro. Un aumento che coesiste con i conti in rosso e che inevitabilmente alimenta le polemiche. Nei giorni scorsi Lagarde è finita sotto i riflettori anche per i 130mila franchi ricevuti dalla Bri e per le voci di un addio anticipato alla Bce. È un problema di sostanza o di simboli? Sul piano tecnico, lo stipendio della presidente non sposta l’ago dei conti. Sul piano della percezione pubblica, però, la coincidenza tra perdite e compensi crescenti apre un tema reputazionale: le istituzioni indipendenti vivono anche di fiducia, e la fiducia ha bisogno di spiegazioni chiare.
PROSPETTIVE: ROTTA TRACCIATA TRA 2026 E 2027 La traiettoria è definita: con i tassi in discesa dal 2024 e il progressivo ridimensionamento dei portafogli Qe e Pepp, il margine tra interessi attivi e passivi dovrebbe migliorare ancora. Il ritorno all’utile atteso tra 2026 e 2027 non è una promessa, ma uno scenario coerente con il quadro corrente. La domanda vera, per i prossimi mesi, è un’altra: riuscirà la Bce a tenere il timone stabile tra pragmatismo contabile e sensibilità politica, evitando che il rumore di fondo oscuri i progressi fatti sui fondamentali?
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