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Il Borghese
13 Aprile 2026 - 05:50
Che fine ha fatto lo sceicco pronto a investire 500 milioni su Torino, per rifare il Palazzo del Lavoro (e anche prendersi Villa Frescot degli Agnelli)? Il ricco emiro qatariota, a distanza di quasi un anno, non ha più dato notizie di sé e il gioiello di Nervi, realizzato per Italia 61, resta lì alle porte di Torino come un rudere arrugginito e mezzo bruciato: il biglietto da visita della città.
Era quasi di questi tempi, un anno fa, quando si parlava dell’arrivo in città della Sceicca dell’Arte, nonché sorella di Tamim bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar, a capo di un ricco fondo di investimenti. Torino aveva messo sul piatto il PalaNervi, di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, ma la sceicca aveva guardato anche l’ex villa degli Agnelli.
Non se n’è più fatto niente. Il sindaco Stefano Lo Russo dice che ci sono «rallentamenti per via della situazione internazionale», come anche il suo assessore Mazzoleni, che propone per il malconcio palazzo «di ospitare eventi temporanei». Sperando che Cdp abbia riparato il tetto... O che gli aspiranti visitatori vogliano attraversare la selva all’esterno... Anche per un uso simile, servono soldi.
Nei 4,5 miliardi da investire in Piemonte, Cdp non ha fatto grandi riferimenti alla struttura alle porte di Torino: nei suoi bilanci lo valorizza fra i 200 e i 300 milioni di euro, compresi quelli necessari per risistemarlo. Chi entra a Torino, per andare al Museo dell’Auto, al campus dell’Onu, in centro città, vede questo rudere colpevolmente lasciato al degrado. Durante le Olimpiadi del 2006 lo coprirono con teli tricolore. Potrebbe essere una idea da riproporre. Invece, come beffa, davanti al rudere c’è una targa che ne racconta la storia: sì, i turisti potrebbero chiedere perché è ancora in piedi e, soprattutto, come sia stato possibile ridurlo così.
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