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Il caso

Viale lo “scomunicato” dal Pd, caos sul regolamento (di conti?)

Continua oggi la discussione sulle modifiche in Consiglio

Askatasuna, Viale si presenta in Sala Rossa vestito da pagliaccio, nel giorno del Consiglio Comunale

SILVIO VIALE

Pace fatta o solo scaramucce più di forma che di sostanza? «Io non c'ero», replica netto il sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Quando l'exploit del membro più indisciplinato della sua maggioranza - Silvio Viale, storico esponente dei Radicali - era arrivato al clou, in Sala Rossa il primo cittadino aveva già abbandonato l'Aula. Ed è stato avvisato in differita della «scomunica» partita dal suo capogruppo Claudio Cerrato (Pd) nei confronti di Viale.

Per Cerrato «un inutile ostruzionismo», «per spirito narcisistico», quello di Viale, in merito alle modifiche del Regolamento comunale in discussione, che lo porrebbero «all’esterno alla maggioranza». Discorso seguito dall’applauso spontaneo di tutta la maggioranza.

Ma è uno strappo vero? Che l'attività instancabile, a volte convulsa e quasi "casinista", di Silvio Viale, abbia talvolta esasperato le già interminabili sedute del Consiglio comunale, è cosa condivisa sia dagli scranni di destra che da quelli di sinistra. Viene quasi da pensare che se ci fosse un ordine del giorno per farlo stare composto o ordinato anche solo per una sola seduta, sarebbe votato all'unanimità.

Ma sulla sostanza il consigliere radicale non tentenna. «Fedelissimo sulle questioni amministrative a Lo Russo. I miei emendamenti (circa 190, ndr), tutti di merito». E insiste: «Necessari a difendere il regolamento da modifiche autoritarie, illiberali e liberticide verso i diritti e le prerogative dei consiglieri comunali». E quindi, tra quali banchi siederà oggi lo "scomunicato" Viale? Difficile da prevedere.

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