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IL CASO
27 Gennaio 2026 - 19:00
Una vicenda che scuote i palazzi del potere a Carmagnola e solleva interrogativi pesantissimi sulla coerenza tra ruolo pubblico e vita privata. Durante una serie di sopralluoghi mirati a contrastare il maltrattamento animale, le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia hanno documentato situazioni di degrado definite "strutturali": cani detenuti tra feci, urine e ripari di fortuna fatti di lamiere e paglia fradicia.
Il caso è esploso politicamente quando, davanti a uno di questi recinti, i verbali sono stati firmati da Roberto Gerbino, nientemeno che l'assessore all’ambiente del Comune. L'uomo che, per delega, dovrebbe vigilare sulla tutela degli animali è finito egli stesso sotto diffida per aver detenuto un cane in condizioni ritenute incompatibili con il benessere etologico della specie.
L'associazione non ha usato mezzi termini, scrivendo direttamente alla Sindaca Ivana Gaveglio per chiedere accertamenti sull'operato delle guardie zoofile locali (che non sarebbero mai intervenute prima) e provvedimenti nei confronti dell'assessore. "Un cane non è un antifurto con il pelo, è un animale sociale", spiegano dall'associazione, richiamando l'articolo 727 del Codice Penale. La polemica, che richiama casi simili già denunciati a Settimo Torinese, pone ora una domanda di etica pubblica: può chi non garantisce il benessere dei propri animali continuare a rappresentare la tutela ambientale della città? Per molti, le dimissioni sono l'unica via per un'autentica "igiene istituzionale".
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