A Carmagnola si è chiuso da alcune settimane un percorso che ha lasciato un segno profondo nelle scuole e nella comunità: “Legalità on Air”, progetto di educazione alla legalità promosso dal Comune insieme ad Avviso Pubblico e a Libera Radio, realtà legata alla cooperativa sociale Open Group.
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L’iniziativa si è inserita nel calendario del Mese della Legalità e nella rassegna “Però Parlatene”, un contenitore di spettacoli, incontri e momenti formativi che a novembre ha coinvolto l’intera città, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. Tra novembre e dicembre 2025 sono stati circa 250 gli studenti, dalle primarie alle superiori, a partecipare a un percorso che ha intrecciato memoria, informazione e impegno civile.
Al centro del progetto la figura di Peppino Impastato, raccontata a partire dal reading crossmediale “Felicia, madre e ribelle”, portato in scena nell’auditorium della scuola Baldessano Roccati. Da lì ha preso forma un laboratorio di giornalismo radiofonico guidato dall’autore Federico Lacche: un’esperienza concreta che ha portato le classi a realizzare 35 puntate di podcast.
Le storie narrate dai ragazzi hanno attraversato la breve ma intensa vita di Impastato e il coraggio della madre Felicia Bartolotta, simbolo di una ribellione civile capace di rompere il silenzio. Ma il lavoro non si è fermato alla memoria individuale: gli studenti hanno allargato lo sguardo al contesto storico e sociale, raccontando altre figure femminili emblematiche come Franca Viola e Rita Atria.
Non sono mancati approfondimenti sulle stragi di mafia, da Strage di Capaci a Strage di via D'Amelio, e sulle figure dei magistrati che hanno segnato la storia dell’antimafia contemporanea, come Giovanni Falcone. Accanto a loro, il ricordo di amministratori, agenti delle scorte, servitori dello Stato, ma anche riflessioni su diritti civili, dipendenze, ecomafie e sul ruolo delle radio libere, a partire dall’esperienza di Radio Aut.
Particolarmente sentite le puntate dedicate al magistrato Bruno Caccia, ucciso a Torino nel 1983: l’incontro con la figlia Paola e la nipote Martina Fracastoro ha trasformato la memoria in testimonianza viva, capace di toccare corde profonde negli studenti.
Attraverso ricerche, analisi e produzioni audio, ragazze e ragazzi hanno provato a spiegare cosa sono le mafie, come si strutturano, come si insinuano nella società e come vengono rappresentate in televisione e al cinema. Ne è emersa una consapevolezza lucida: le mafie non sono un corpo estraneo, ma una realtà che si nutre di complicità, indifferenza e zone grigie. Per questo il cambiamento, hanno sottolineato nei loro elaborati, deve partire dai comportamenti quotidiani e dalla responsabilità individuale.
Per l’amministrazione comunale, il progetto rappresenta uno dei risultati più significativi del percorso avviato con la rassegna cittadina: un investimento sull’ascolto, sulla partecipazione attiva e sulla formazione civica come strumenti concreti per costruire una cultura della legalità solida e duratura.
Le attività sono state rese possibili grazie al Fondo per la legalità e per la tutela degli amministratori locali vittime di atti intimidatori (Art. 1, c. 589, L. 234/2021), che ha consentito di realizzare l’intero programma senza incidere sul bilancio comunale. Un esempio virtuoso di come le risorse pubbliche possano trasformarsi in opportunità educative capaci di lasciare un’impronta reale sul territorio.