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L'iniziativa
23 Marzo 2026 - 16:15
Il 21 marzo, in occasione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie promossa da Libera, l'Istituto comprensivo di Avigliana ha dedicato tempo e lavoro al tema scelto per quest'anno: “Fame di verità e giustizia”.
Le scuole dell'infanzia e le classi della primaria hanno realizzato cartoncini con nomi, pensieri e disegni ispirati ai valori della pace. I materiali sono stati consegnati agli scout della valle — da Bardonecchia a Buttigliera Alta — che li hanno portati alla manifestazione nazionale di Torino, dove si sono uniti al corteo insieme a migliaia di altri partecipanti.
All'infanzia Airone il lavoro ha preso avvio dalle parole “giustizia” e “verità”, esplorate attraverso albi illustrati e riflessioni sull'accoglienza. Le sezioni hanno prodotto elaborati pittorici incentrati sui valori della pace.
All'infanzia Don Campagna il punto di partenza è stato un video sul tema delle regole e della cooperazione. Le attività hanno incluso drammatizzazioni e un gioco di staffetta in cui ogni bambino trasportava un simbolo della pace. La rielaborazione grafica collettiva ha dato forma alle cosiddette “collabora-amiche”: formichine che trasportano cuori con messaggi di aiuto reciproco.
Al plesso Italo Calvino i percorsi si sono articolati per fasce d'età: le classi terze hanno riflettuto sul ruolo personale di ciascuno, le quarte hanno lavorato sulla Costituzione, le quinte hanno ripercorso le storie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Al plesso Norberto Rosa le classi hanno realizzato stelle — trasportate da formichine — riempite con i nomi delle vittime innocenti delle mafie. Il lavoro grafico si è intrecciato con una riflessione sul significato quotidiano della giustizia: rispetto, rifiuto dei soprusi, coraggio della verità.
Alla secondaria di primo grado Defendente Ferrari le professoresse di lettere hanno guidato gli studenti alla scoperta di alcune figure centrali nella lotta alle mafie: Peppino Impastato, il beato giudice Rosario Livatino, il giudice Antonino Saetta e il figlio Stefano. Gli studenti hanno letto testimonianze e prodotto riflessioni personali. La professoressa Lilly Risciglione ha condotto il lavoro nel solco di un legame diretto con la storia di Livatino: la sua insegnante di latino e greco al liceo fu anche professoressa del giudice, e il suo contributo è ricordato come significativo nel percorso che ha portato alla beatificazione del magistrato.
A unire tutte le attività, il simbolo della formichina: immagine di un lavoro collettivo, silenzioso e costante, capace di costruire qualcosa di grande granello dopo granello. E il monito di Paolo Borsellino, fatto proprio dagli studenti: parlare di mafia — alla radio, in televisione, sui giornali — come atto civile concreto, non come esercizio retorico.
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