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Ambiente

Cassa di laminazione sulla Dora Riparia, Coldiretti: “Così è pericoloso e distrugge l’agricoltura”

Preoccupazione tra Alpignano e Caselette: chiesta una revisione del progetto e maggiori garanzie su sicurezza e impatti sul territorio

Cassa di laminazione sulla Dora Riparia, Coldiretti: “Così è pericoloso e distrugge l’agricoltura”

Il progetto della cassa di laminazione sulla Dora Riparia torna al centro del confronto. A sollevare forti perplessità è Coldiretti Torino, che chiede una revisione profonda dell’intervento previsto tra Alpignano e Caselette.

L’opera, pensata per contenere le piene e proteggere Torino, prevede la trattenuta dell’acqua fangosa con la sommersione dei campi coltivati e la realizzazione di sbarramenti che, secondo l’associazione, sottrarrebbero terreno a una delle aree agricole più fertili della valle.

Per questo Coldiretti propone la convocazione di un incontro tecnico, chiedendo di riattivare la “Cabina di Regia” per approfondire le criticità e individuare soluzioni condivise.

Tra le richieste principali c’è quella di chiarire con precisione le superfici agricole coinvolte, il numero di aziende interessate e gli effetti sul comparto agricolo e zootecnico, oltre alla definizione di adeguate opere di compensazione.

Uno dei punti più critici riguarda il livello dell’acqua, che in alcuni casi potrebbe superare gli 8 metri, con il rischio di infiltrazioni e rigurgiti anche in aree non direttamente incluse nel progetto. Una situazione che potrebbe ampliare le zone soggette a danni.

Viene segnalata anche la presenza dello scaricatore in zona Perosa, che in caso di saturazione potrebbe provocare allagamenti nelle aree circostanti. A questo si aggiunge il contributo delle acque provenienti dai versanti montani, in particolare dal Monte Musiné, che attraverso il reticolo idrografico secondario potrebbe coinvolgere ulteriori territori.

Coldiretti contesta inoltre i criteri progettuali basati su eventi di piena con tempo di ritorno di 200 anni, ritenuti troppo impattanti, suggerendo di valutare scenari più contenuti con tempi di ritorno di 100 anni.

Restano poi diversi interrogativi sulla gestione dell’opera: chi si occuperà della manutenzione, della pulizia del “pettine” e della rimozione di sedimenti e detriti che potrebbero compromettere la coltivabilità dei terreni.

Infine, il tema della sicurezza. Coldiretti chiede chiarimenti su modalità di gestione delle emergenze, sistemi di allerta e vie di fuga per gli agricoltori impegnati nei campi in caso di piena.

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