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LA PROTESTA

Invaso il valico del Brennero: "No al falso Made in Italy"

In centinaia i pullman da tutta Italia per unirsi alla lotta Coldiretti

Invaso il valico del Brennero: "No al falso Made in Italy"

Centinaia di agricoltori del Torinese hanno invaso pacificamente il valico del Brennero, organizzati da Coldiretti con pullman arrivati da tutta Italia, per denunciare i falsi prodotti alimentari spacciati come italiani. Insieme a forze dell'ordine e autorità doganali, hanno ispezionato diversi TIR in ingresso: cosce di maiale tedesche destinate a prosciutti "italiani", latte germanico, cagliate per formaggi tricolori fasulli, confetture estere etichettate come nostrane e frutta per i mercati italiani.

Il Brennero è il principale ingresso per derrate straniere che, grazie a un'ultima lavorazione minima – come salatura o confezionamento sott'olio – finiscono etichettate "Made in Italy". Coldiretti chiede all'Europa una riforma del Codice doganale per bloccare questa pratica ingannevole e sollecita amministrazioni locali a sostenere la causa con mozioni ad hoc.

«Martedì scorso una mozione è stata votata all’unanimità anche dal Consiglio regionale del Piemonte – ricorda il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma ormai sono oltre una cinquantina i Comuni della Città metropolitana che hanno votato mozioni simili e altre saranno votate nei prossimi giorni. Una mobilitazione delle istituzioni che dimostra quanto siano sentite dai cittadini e dalle amministrazioni le ragioni a difesa del vero Made in Italy alimentare».

La protesta al Brennero spinge anche per l'etichettatura d'origine obbligatoria e contro le speculazioni su cibo, carburanti e fertilizzanti, giustificate dalla guerra e dalla crisi dello Stretto di Hormuz. Nonostante il picco di lavoro nei campi primaverili, gli agricoltori torinesi hanno affrontato lunghi viaggi da tutta la provincia.

«Una mobilitazione straordinaria, quella degli agricoltori torinesi insieme ai colleghi di tutta Italia, – aggiunge il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda – che dimostra quanto le nostre aziende, sentano sulla propria pelle il peso della concorrenza sleale che deprezza i nostri prodotti di qualità soltanto perché importati da Paesi dove l’agricoltura non ha le stesse norme a tutela della salute e dei diritti dei lavoratori che devono rispettare gli agricoltori italiani».

Sul fronte normativo, applausi per la recente approvazione parlamentare della legge promossa da Giancarlo Caselli, torinese ed ex presidente dell'Osservatorio Agromafie di Coldiretti.

«La battaglia degli agricoltori per la trasparenza e il giusto compenso per il proprio lavoro – conclude Bruno Mecca Cici – È in difesa del nostro lavoro e del futuro delle nostre aziende ma anche una mobilitazione a sostegno della salute alimentare e della sicurezza dei consumatori».

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