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La Francia spegne i sogni marocchini: «Ma per noi è comunque una vittoria»

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Facce disperate, volti tirati, ma alla fine sono applausi. E’ svanito contro la più forte Francia il sogno Mondiale del Marocco. Ma i marocchini di Torino, la loro Coppa del Mondo l’hanno già vinta. E sperano che la vetrina iridata riesca a cambiare la percezione che a volte si ha del loro popolo. «Per noi il Mondiale è stato un riscatto, non solo del Marocco, ma di tutta l’Africa - assicura Brayim Baya, mentre segue la partita nei locali di Yalla Aurora -. Quando qualcuno pronuncia la parola “marocchino”, sento che usa un’accezione dispregiativa, come se noi fossimo dei buoni a nulla. Non è così, e spero che il Mondiale riesca a cambiare qualcosa nella percezione che in Italia si ha di noi marocchini».

Parole pronunciate mentre i ragazzi del ct Regragui uscivano di scena contro i campioni in carica. Doccia gelata dopo cinque minuti, a Yalla in via Chivasso, quando Theo Hernandez batteva Bounou e portava in vantaggio gli uomini di Deschamps. Disperazione, mani alzate e qualche insulto quando Lloris parava i tiri dei marocchini e la stella Ziyech sprecava una buona occasione calciando fuori. Sospiro di sollievo, invece, quando Giroud centrava il palo. Al ventesimo, tutti in piedi a battere le mani al capitano Saiss, uscito per infortunio. Ma c’è stato anche spazio per le proteste per un rigore reclamato da Boufal. A fine primo tempo, qualcuno si rintana in preghiera, perché contro la Francia potrebbe anche servire la mano di Allah. Grande partecipazione, e volti tiratissimi, pure al bar Mon Chèrì di corso Giulio Cesare. Dove Wahib, il titolare, offre caffè ai clienti. «Per noi è una festa», dice. Poi però c’è anche la partita, ed ecco che prevale la componente-tifo: «Non ci hanno dato un rigore clamoroso, la Francia non è più forte». Intanto il bar, addobbato con bandiere marocchine, è strapieno. Tutti incollati allo schermo a seguire la semifinale. Quando compare il volto di Infantino, presidente Fifa, volano insulti. Quel rigore non concesso, brucia ancora. A undici minuti dal termine, Muani raddoppia per la Francia. Mani in faccia tra i clienti del bar. Ma quando l’arbitro Ramos fischia la fine, ci sono applausi per la favola Marocco. Al centro Yalla, chi ha seguito la partita va a casa, in silenzio, ma con orgoglio. Sabrina, 28 anni, una laurea in economia e statistica e un impiego nel sociale, dice: «Già arrivare ai quarti è stato un successo, figurarsi in semifinale. Peccato che non c’era l’Italia, avrei tifato per voi». A fine match, in strada qualche botto si è sentito, perché comunque petardi e fumogeni erano pronti. «Ma c’è ancora la finalina con la Croazia», sottolineano i marocchini mentre lasciano i locali di via Chivasso. L’ultima recita, per un Mondiale che ha celebrato il riscatto di un popolo.

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