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PIANETA bianconero
02 Marzo 2026 - 20:03
Luciano Spalletti
Yildiz prima e McKennie dopo. E non c’è due senza, tre, verrebbe da dire. Dopo il rinnovo del talento numero 10 turco è arrivato anche quello di Weston McKennie, caldeggiato, voluto fortemente da Luciano Spalletti, fin dal suo sbarco sotto la Mole. «Weston è il prototipo del calciatore moderno», ha più volte sottolineato l’ex ct a proposito del Texan Boy, così come veniva soprannominato McKennie da un certo Cristiano Ronaldo. Con Spalletti, McKennie ha ricoperto diversi ruoli tra difesa, attacco e centrocampo e soprattutto è riuscito a crescere nei numeri, specie degli assist e dei gol segnati: 8, uno in meno del capocannoniere Yildiz, appunto.
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Numeri che hanno convinto la dirigenza a blindare Weston, in scadenza di contratto il prossimo 30 giugno, ancora per qualche anno: «Dopo sei anni in bianconero, si rinsalda il legame tra Weston McKennie e la Juventus con un meritato prolungamento di contratto: è ufficiale l’accordo che legherà il giocatore classe 1998 e il club bianconero fino al 30 giugno 2030» l’annuncio del club bianconero attraverso i propri canali ufficiali. Dopo un lungo tira e molla, Weston e il suo entourage hanno ottenuto quello che volevano, ovvero di guadagnare una cifra che si aggira attorno ai 4 milioni di euro a stagione. «Non potrei essere più felice! Altri 4 anni insieme», ha scritto il numero 22 bianconero sui social network.
E adesso, dicevamo, non c’è due senza tre. Con lo spettro di una sanzione da parte della Uefa per violazione del Fpf che incombe, la dirigenza bianconera ha infatti riaperto i discorsi per il rinnovo di Vlahovic, ovviamente a cifre come quelle guadagna Yildiz, 6 milioni di euro a stagione. Il papà del serbo è stato avvistato a Torino nei giorni scorsi; mentre l’agente è sbarcato sotto la Mole nelle ultime ore. Lunedì 2 marzo i primi colloqui tra le parti: da entrambe le parti c’è un’apertura al rinnovo. D’altronde, come dimostrato nei mesi di assenza, la mancanza di Vlahovic è pesata come un macigno nelle dinamiche del gioco offensivo “spallettiano” che infatti a gennaio aveva richiesto a gran voce una torre d’area di rigore. L’ex ct, specie vedendo lo scarso rendimento dei due là davanti, David e Openda, non vede l’ora di riaverlo a disposizione per la volata finale.
Il pari all’ultimo secondo di Roma, ha tenuto infatti intatte le speranze di raggiungere l’Europa che conta, speranze che sarebbero evaporate, invece, in caso di sconfitta. Dopo il pari dell’Olimpico, però, ora va registrata la difesa: anche con la Roma, la Signora ha subito tre gol su tre tiri. Troppi per una squadra che ambisce a qualificarsi in Champions League.
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