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17 Ottobre 2019 - 08:34
Nel novembre del 2017 la sua fotografia “Noire et Blanche”, che ritrae l’amante e modella Kiki de Montparnasse, foto pubblicata per la prima volta su Vogue France nel 1926 con la didascalia “Visage de nacre et masque d’ébène”, è stata acquistata da Christie’s a Parigi per oltre 2,6 milioni di euro. È stato il terzo risultato più alto per un’opera di Man Ray ed è diventata la 14esima foto più cara venduta all’asta. Con “Noire et Blanche”, nella mostra visibile da oggi e fino al 19 gennaio prossimo a Camera - Centro italiano per la Fotografia, sono esposte anche altre tra le più celebri opere del fotografo statunitense: “Le violon d’ingres”, “Le lacrime di vetro”, “La Prière”. È dedicata al protagonista del surrealismo e del dadaismo newyorkese “Wo/Man Ray. Le seduzioni della fotografia”, la rassegna che si è inaugurata ieri nel Centro di via delle Rosine, «la prima mostra di Camera dedicata a un grande maestro della storia della fotografia mondiale del XX secolo» come sottolinea il presidente Emanuele Chieli. Con Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky, ci sono anche i lavori di Lee Miller, Berenice Abbott, Meret Oppenheim, Doria Maart. «Tutti conoscono Man Ray, i suoi nudi dall’erotismo sensuale, provocatorio e giocoso - spiega Walter Guadagnini, curatore della mostra insieme con Giangavino Pazzola -, ma non altrettanto conosciuta è la storia delle donne che con lui hanno collaborato, vissuto, litigato, che da lui hanno imparato e a lui hanno insegnato, e che si sono rivelate come altrettante protagoniste dell’arte e della fotografia mondiale.
In questa nuova prospettiva, ricreiamo un ambiente, raccontiamo una storia in parte inedita ed esponiamo dei capolavori». Una storia raccontata attraverso 200 immagini, provenienti da numerose istituzioni e gallerie nazionali e internazionali oltre che da prestiti privati. Sono foto realizzate a partire dagli anni Venti a Parigi e incentrate sul tema della figura femminile, che tanta parte ebbe nell’ispirazione artistica di Ray. «Essere fotografati da Man Ray o da Berenice Abbott significava essere qualcuno» diceva Sylvia Beach, leggendaria proprietaria della libreria parigina Shakespeare and Company. Ed ecco allora i ritratti dello stilista Paul Poiret, di James Joyce, Jean Cocteau, André Gide la marchesa Casati. Tra le opere in mostra anche “Electricité”, un portfolio di dieci immagini realizzate nel 1931 in collaborazione con Lee Miller su committenza della Compagnie Parisienne de Distribution d’Electricité in cui Ray utilizza la tecnica off-camera, praticata esponendo degli oggetti a contatto diretto con la carta fotografica. Man Ray è anche l’autore delle “rayographs”, fotografie ottenute con la semplice interposizione dell’oggetto tra la carta sensibile e la fonte luminosa. Chiudono il racconto dell’artista di Filadelfia due nuclei importanti della sua opera: “The Fifty Faces of Juliet” (1941 – 1955) e “La mode au Congo” (1937).
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