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19 Ottobre 2021 - 08:43
La storia di quel bambino che negli anni a cavallo delle due guerre mondiali, abbandonato sulla nave dai genitori e ritrovato sopra un pianoforte da un marinaio, trascorre tutta la sua esistenza a bordo del transatlantico Virginian, una storia scritta da Alessandro Baricco, è diventata ormai un classico. «Perché è una storia particolare che affascina - dice Allegri che la interpreta -; perché al di là della bellezza della scrittura di Baricco, c’è l’originalità del personaggio, c’è una combinazione di eventi, che si svolgono sul crinale di due epoche. Perché è una storia italiana scritta da un italiano». È la storia di “Novecento”. Il fortunato monologo dello scrittore torinese viene riproposto giovedì prossimo, e per tutti i giovedì fino al 9 dicembre, con la regia di Gabriele Vacis e l’interpretazione di Eugenio Allegri, al Teatro Alfa di Torino nella forma “Otto volte Novecento”, rivisitazione artistica inedita nata dalla collaborazione con la Compagnia ArtQuarium. Il teatro di via Casalborgone riapre con un titolo da cui è stato tratto anche il famoso film del 1988 di Giuseppe Tornatore (che del monologo di Baricco si assicurò subito i diritti cinematografici) “La leggenda del pianista sull’oceano”, interpretato da Tim Roth e con la colonna sonora di Ennio Morricone, film pluripremiato con sei David di Donatello, un Globo d’Oro, sei Nastri D’Argento, quattro Ciak D’Oro (tutti nel 1999) e un Golden Globe nel 2000. L’attore torinese vestirà ancora un volta i panni del musicista jazz che dal Virginian riesce a cogliere l’anima del mondo. Un ruolo cucitogli addosso dallo stesso Baricco, come racconta Allegri: «Quando ero a Torino, negli anni ’90 ci incontravamo spesso, io, Vacis e Baricco. Baricco aveva iniziato a produrre i suoi primi romanzi e ci siamo resi conto che insieme potevamo fare qualcosa. Abbiamo chiesto ad Alessandro di scrivere per noi un testo teatrale. Così, nel ’93 è nato “Novecento”. Nessuno di noi immaginava che avrebbe avuto un tale successo e una tale longevità».
Infatti, da quel 28 giugno del ’94, quando la pièce debuttò al sedicesimo Festival di Asti, lo spettacolo ha replicato innumerevoli volte, applaudito da oltre 200 mila spettatori. Uno spettacolo che Allegri sente interamente essere il suo. «Io sono Novecento. Non sono l’unico, ma lo sono. Voglio dire: io gli altri “Novecento” li ho conosciuti e non in teatro. Da ragazzo: per esempio nella periferia torinese in cui sono nato e cresciuto tra gente semplice che la sapeva lunga e non parlava mai di sé. Convivo da sempre con “novecento” perché tutta la mia famiglia è “novecento”».
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