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Sanità, la vendetta di Schael (cacciato): vuole 1 milione di euro per danni

L'ex commissario contesta il licenziamento, storia di 5 mesi di bufera. Il 3 luglio l'udienza a Torino

Un milione per il licenziamento: la sfida di Thomas Schael alla Regione Piemonte

Danno e beffa per la Sanità regionale e il suo assessore Federico Riboldi. Infatti, fra inchieste giudiziarie sulla principale azienda ospedaliera, bilanci nel mirino e costi extra, adesso arriva una richiesta danni da un milione di euro dall'ex commissario della Città della Salute, quel Thomas Schael che proprio Riboldi - con Cirio - aveva scelto, sostenuto e poi giubilato nel momento in cui il muro contro muro era diventato insormontabile (e soprattutto montava la rivolta del personale delle Molinette). Il "Tedesco", oggi direttore regionale della Sanità in Sardegna, ha citato in giudizio la Regione Piemonte chiedendo un risarcimento per il licenziamento deciso dall’assessore alla Sanità, Federico Riboldi. Sul tavolo non c’è il reintegro, ma una questione più ampia: la legittimità di una scelta politica che ha interrotto bruscamente un’esperienza di governo aziendale e, con essa, un equilibrio già fragile tra potere amministrativo, mondo accademico e sanità piemontese.


La richiesta di risarcimento
Schael chiede alla Regione Piemonte 1 milione di euro. Nel dettaglio: 697.216,50 euro per lucro cessante riferito ai 54 mesi residui di contratto, 154.937 euro per perdita di chance e un’ulteriore somma equivalente a titolo di danni non patrimoniali. Secondo l’ex commissario, tali poste discendono da "un comportamento illegittimo dell’ente". Nessun interesse al rientro in via d’urgenza: l’obiettivo è esclusivamente economico.



L’udienza a Torino e l'ombra della Corte dei Conti
L’udienza è fissata per il 3 luglio davanti al giudice del lavoro di Torino. Se le pretese di Schael venissero accolte, potrebbe aprirsi anche un fronte contabile: la vicenda, infatti, potrebbe interessare la Corte dei conti per la valutazione di un eventuale danno erariale. La Giunta regionale, guidata dal presidente Alberto Cirio, ha deliberato di costituirsi in giudizio “a tutela degli interessi dell’ente”, affidando la difesa all’Avvocatura regionale. Nella stessa delibera compare però una seconda via: la possibilità di “conciliare e transigere la controversia”. Un tentativo di accordo extragiudiziale, riferiscono le carte, era già stato esplorato dai legali di Schael nei mesi scorsi, senza esito.

Le origini della rottura
La frattura risale ai mesi in cui Schael, nominato per rimettere ordine nei conti e nelle procedure della principale azienda ospedaliera piemontese, ha adottato uno stile operativo diretto, a tratti spigoloso, come da nomea che lo aveva ampiamente preceduto. Un approccio che ha urtato assetti consolidati e attenzioni del mondo accademico e sanitario torinese. La rottura definitiva è arrivata dopo una sentenza del Tribunale del lavoro che ha accertato un comportamento antisindacale da parte della Città della Salute.

In realtà lo scontro riguardava anche il rifiuto - o il tergiversare - di Schael nel firmare il bilancio ereditato dalla precedente gestione, al punto da disporre una due diligence, poi revocata dal suo successore, da 2 milioni di euro. Si parla di quel bilancio finito al centro di un processo.

Ma è stato quel pronunciamento del tribunale a convincere l’assessore Federico Riboldi a disporre il licenziamento in tronco. In passato, Riboldi aveva sintetizzato così la sua valutazione: “Schael ha cercato lo scontro con tutti, ho sbagliato a sceglierlo".

Il profilo di Schael tra Sardegna e Veneto
Mentre si avvicina l’udienza, Schael ha consolidato il proprio standing professionale. In Sardegna è stato nominato direttore regionale della Sanità dalla presidente Alessandra Todde. Il suo nome, inoltre, figura tra i manager ritenuti idonei dalla Regione Veneto a guidare qualsiasi azienda sanitaria. Un doppio riconoscimento che, nel gioco delle percezioni, rafforza la sua posizione pubblica alla vigilia del confronto in tribunale.

Il contesto: conti, governance e credibilità
La vicenda si inserisce in un clima pesante intorno alla Città della Salute di Torino, già attraversato da inchieste e verifiche contabili. In altri approfondimenti, la stessa Città della Salute e la Regione Piemonte hanno rivendicato di essere “vittime di un buco da 7 milioni, non responsabili civili”, mentre risultano rinviati a giudizio 16 dirigenti in un procedimento legato a quel disavanzo. Un mosaico complesso, in cui la partita Schael-Regione rischia di toccare, per riflesso, non solo i bilanci ma la credibilità delle scelte di governance.

La posta in gioco politica e istituzionale
Che cosa si giudica davvero il 3 luglio? Non soltanto una pretesa economica, ma la tenuta di un atto politico che ha interrotto una gestione dopo cinque mesi. Se il giudice dovesse riconoscere un vizio nella decisione di licenziare, l’onda d’urto potrebbe arrivare ai conti pubblici e ai rapporti tra assessorato, vertici aziendali e mondo universitario. E in Regione non manca chi non aspetta(va) altro che il momento in cui Riboldi dovesse schiantarsi. Se invece la scelta dell’assessore Riboldi risultasse legittima, resterebbe aperto il tema — più ampio — di come si governa una macchina sanitaria che chiede, insieme, rigore, dialogo e rapidità. È possibile coniugare riformismo operativo e consenso interno? La sanità pubblica, come una nave in mare grosso, ha bisogno di capitani decisi; ma senza un equipaggio a bordo, nessuna rotta arriva a destinazione.



Cosa guardare nelle prossime settimane
- La linea difensiva dell’Avvocatura regionale e l’eventuale spazio per una transazione. - La quantificazione dei danni richiesti: lucro cessante, perdita di chance, non patrimoniali. - Gli eventuali riflessi contabili e il ruolo della Corte dei conti. - L’impatto politico sulla Giunta di Alberto Cirio e sugli equilibri della sanità piemontese.

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