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teatro stabile
24 Gennaio 2026 - 22:14
Una scena della commedia "Sabato, domenica e lunedì"
Anche qui come in “Natale in casa Cupiello” c’è una famiglia che si riunisce per un pranzo. Anche qui c’è un rito che si compie: là era il presepe, qui è il ragù. Anche qui ci sono tensioni familiari, c’è una coppia che scoppia, ma in Casa Cupiello non c’è un lieto fine, qui sì: le tensioni si stemperano, la coppia si riconcilia. E c’è addirittura un ammonimento da parte dell’autore «a tutti i coniugi che non vanno d’accordo: spiegatevi, chiarite i vostri dubbi, i vostri tormenti. Alla fine della commedia non c’è chi non comprenda che solo l’amore può tenere insieme due esseri; non certo il matrimonio, e nemmeno i figli» così aveva detto Eduardo De Filippo in un’intervista del 1969 a proposito di “Sabato, domenica, lunedì”. È il titolo della commedia in tre atti scritta dal drammaturgo napoletano nel 1959, inserita nella Cantata dei giorni dispari, che Luca De Fusco porta in scena meritevolmente - sono quasi venticinque anni che questo testo non viene rappresentato nel nostro paese - in una coproduzione del Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale e del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura.
Lo spettacolo debutta martedì 27 gennaio al Teatro Carignano di Torino (in replica fino a domenica 8 febbraio) messo in scena da un corposo cast di 16 attori e con Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma a dare voce e corpo ai protagonisti, i coniugi Peppino e Rosa Priore della famiglia napoletana De Piscopo che aprono le porte della propria casa a nonni, figli, nipoti, amici e vicini per il tradizionale pranzo domenicale. Un pranzo in tre atti.
Il sabato è dedicato alla preparazione del ragù, ma con Rosa, in competizione culinaria con la nuora, e Peppino, in preda ad una immotivata gelosia, il nervosismo comincia a prendere forma. La domenica le tensioni sfoceranno a tavola in un aspro e plateale litigio che tutti cercheranno di sdrammatizzare, anche per proteggere il nonno dalle amarezze di questa giornata riuscita male. Il lunedì, infine, i coniugi si rappacificheranno. Una lettura, quella che il regista dà della commedia eduardiana, fedele all’originale, perché, spiega, «la scrittura scenica, teoria molto in voga negli anni ’70 e ’80, secondo cui il vero autore di uno spettacolo è il regista, si infrange sui capolavori eduardiani che chiedono, a mio avviso, un regista interprete e non un demiurgo, un direttore d’orchestra e non un compositore, per la semplice ragione che il compositore c’è già e la sua vitalità è ancora inalterata». E aggiunge: «La famiglia De Piscopo è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Quella famiglia si reggeva su un equilibrio che non abbiamo ancora ritrovato».
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