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L'evento

I Macchiaioli a Milano: ecco chi erano i cosiddetti "impressionisti italiani"

Il racconto di un'avanguardia patriottica che rifiutò gli eroi dell'Accademia per ritrarre il fango delle trincee e lo splendore della realtà quotidiana

I Macchiaioli a Milano: ecco chi erano i cosiddetti "impressionisti italiani"

In vedetta, Giovanni Fattori

Dal 3 febbraio al 14 giugno, Palazzo Reale a Milano ospita una monumentale retrospettiva dedicata ai Macchiaioli, il movimento che a metà dell'Ottocento scardinò le regole dell'accademia per dipingere "il vero".

Si potranno ammirare oltre 100 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni private italiane come le opere iconiche di maestri come Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini.

La mostra racconta come questi artisti non fossero solo pittori, ma veri patrioti. La loro "battaglia della macchia" (l'uso di forti contrasti di luce e ombra) correva parallela alle battaglie civili per l'Unità d'Italia. Molti di loro, come Giovanni Fattori, combatterono nelle guerre d'indipendenza. A differenza dei quadri celebrativi, i Macchiaioli ritraevano il soldato nella sua stanchezza, nel fango delle trincee o durante i lunghi spostamenti.

I Macchiaioli non sono stati solo una corrente artistica, ma una vera e propria avanguardia che ha anticipato i tempi, sfidando l'ordine costituito con la forza del colore e della luce.

Nati nel fermento culturale di una Firenze pre-unitaria, i Macchiaioli hanno rappresentato la prima vera rottura con la pittura accademica in Italia. Il loro quartier generale era il Caffè Michelangiolo, dove artisti e intellettuali discutevano di come l'arte dovesse smettere di celebrare eroi del passato per iniziare a raccontare la realtà presente.

Il nome, coniato dalla critica nel 1861 con l'intento dispregiativo di indicare opere che sembravano bozzetti incompiuti, divenne per loro un vanto.

La realtà non è fatta di linee di contorno, che in natura non esistono, ma di volumi e luce. I Macchiaioli usavano lo "specchio nero" per osservare i paesaggi: uno strumento che, scurendo l'immagine, esaltava i contrasti tra le zone illuminate e quelle in ombra.

Il disegno passava in secondo piano rispetto all'accostamento di campiture di colore puro, creando una pittura solida, quasi scultorea.

Spesso definiti "gli impressionisti italiani", i Macchiaioli avevano in realtà un approccio differente: mentre i francesi dissolvevano la forma nella luce, i Macchiaioli mantenevano una struttura prospettica rigorosa e un senso della forma molto concreto.

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