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Aspettando la serata delle cover

E' il trombettista più bravo d'Italia e la star del Torino Jazz Festival: ecco cosa combinerà sul palco di Sanremo...

A tu per tu con Fabrizio Bosso, il musicista torinese venerdì si esibirà con Dargen D'Amico e Pupo in "Su di noi"

Fabrizio Bosso

Fabrizio Bosso è nato a Torino nel 1973

Fu solo dopo avere rotto tutte le trombe giocattolo che i suoi genitori si decisero a comprargliene una vera, come quella di papà Gianni. Fabrizio Bosso, classe 1973, aveva appena cinque anni e a 15 era già diplomato al Conservatorio di Torino. Da qui spiccò il volo verso i palchi internazionali che fin da giovanissimo se lo contendono come uno dei trombettisti più attivi, considerato il migliore in Italia.

Non è un caso, quindi, che Bosso, torinese doc, torni per la settima volta sul palco del Festival di Sanremo (ha suonato con Gualazzi, Cammariere, Simona Molinari, Nina Zilli), questa volta ospite della serata delle cover di venerdì quando accompagnerà Dargen D'Amico e Pupo in “Su di noi”. Un classico della musica leggera italiana di cui Bosso è un estimatore che sicuramente non passerà inosservato agli occhi di pubblico e critica.

Lei, Dargen e Pupo: che trio, come è finito con loro?

«La richiesta è arrivata all’improvviso il giorno prima degli annunci delle cover - ci racconta in un attimo di pausa dai suoi tanti impegni -. Ho avuto poche ore per pensare, ma ho accettato senza difficoltà».

Avete già fatto delle prove?

«No, arriverò giovedì a Sanremo e poi incontrerò Dargen e Pupo. Abbiamo già registrato i nostri pezzi e devo dire che ne è venuto fuori un bel lavoro».

Lei, il jazz e, adesso, “Su di noi”.

«Non è strano per me. Io sono cresciuto con il jazz, è vero, ma anche con il pop. Ho iniziato a fare le mie prime variazioni sui vinili di Ornella Vanoni che possedeva mia mamma. Ho collaborato con Renato Zero, Zucchero, Tiziano Ferro, Joe Barbieri, Claudio Baglioni e Franco Califano. Da un po’ di tempo, inoltre, porto in giro il mio concerto “Il cielo è pieno di stelle”, omaggio a Pino Daniele».

Può anticiparci qualcosa di “Su di noi”?

«Sarà a base di leggerezza e profondità. Effettuerò alcuni passaggi obbligatori e avrò un assolo di otto battute, il resto sarà una sorpresa».

Sarà la sua settima volta all’Ariston, è emozionato?

«Devo pensare a fare bene, la tromba è uno strumento difficile, da un momento all’altro ti può abbandonare, devo essere rilassato e divertirmi».

Com’è la vita di un jazzista?

«Per quanto mi riguarda, sempre in movimento per i concerti. A 18 anni iniziai a insegnare al Conservatorio di Torino ma la cosa non faceva per me. Io amo stare sul palcoscenico e suonare, anche se si tratta di una vita nomade e faticosa, soprattutto in estate quando le date si moltiplicano. Ma questa è la mia natura».

E a primavera, il 25 aprile, aprirà il Torino Jazz Festival al Teatro Colosseo.

«Sì, suonerò con i musicisti di About Ten sugli arrangiamenti di Paolo Silvestri, sono molto difficili. Porteremo in scena mostri sacri come Duke Ellington e Dizzy Gillespie, e anche brani originali».

Il jazz oggi.

«Il jazz sta vivendo un bellissimo momento, anche se manca sempre un po’ lo spazio per i giovani».

Come si diventa una jazz star?

«Io una star...? Ci si arriva con molta dedizione, credendoci».

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