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Cultura
26 Febbraio 2026 - 06:50
Milano custodisce un capolavoro di Leonardo da Vinci che, pur essendo meno celebre dell'Ultima Cena, rappresenta una testimonianza straordinaria del suo genio: la Sala delle Asse all'interno del Castello Sforzesco. In occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, questo spazio ha riaperto le porte attraverso un programma di visite guidate speciali, permettendo al pubblico di ammirare da vicino i restauri in corso sui ponteggi della torre Falconiera.
Siamo nel 1498, nel cuore del Rinascimento milanese. Leonardo è al servizio del duca Ludovico il Moro e si dedica alla decorazione di una sala situata nell'angolo nord-orientale del castello. Sebbene i documenti storici siano rari, alcune lettere del periodo sforzesco confermano esplicitamente il ruolo di "magistro Leonardo" nell'ideazione della stanza.
Il nome della sala deriva dalle assi di legno che originariamente rivestivano le pareti per contrastare l'umidità e il freddo tipici della fortezza. Una volta rimosse, Leonardo trasformò l'ambiente in una straordinaria illusione naturale: un immenso pergolato di gelsi.
La scelta del gelso non è casuale, ma intrisa di significati. Il gelso è chiamato comunemente "morone", un richiamo diretto al soprannome del duca, il Moro. Inoltre, secondo la simbologia del tempo, questa pianta rappresentava la prudenza e la saggezza politica. Dietro i tronchi degli alberi, l'artista dipinse una linea d'orizzonte infinita sotto un cielo azzurro, a simboleggiare l'estensione dei domini ducali.
Sulla volta, intrecci di rami e corde dorate includono cartigli con iscrizioni che celebrano eventi chiave del ducato: il matrimonio di Bianca Maria Sforza con l'imperatore Massimiliano, l'investitura ducale di Ludovico e le alleanze belliche contro Carlo VIII. Al centro troneggia lo scudo con gli stemmi delle casate Sforza ed Este.
Uno degli elementi più affascinanti è situato nell'angolo nord: il cosiddetto monocromo. Si tratta di un disegno preparatorio di ampie dimensioni che mostra le radici dei gelsi che si infiltrano con forza tra rocce e massi, spaccandoli. Questa composizione circondava originariamente il grande camino della sala, rafforzando l'idea di una natura viva che si impossessa dell'architettura.
Leonardo non riuscì a ultimare il lavoro: nel 1499, con l'invasione francese e la caduta del Moro, fu costretto ad abbandonare precipitosamente la città.
La storia successiva della Sala delle Asse è segnata dal degrado. Durante le dominazioni straniere, il Castello divenne una struttura militare e la sala fu trasformata in una stalla per cavalli. Gli affreschi vennero ricoperti da strati di calce bianca, finendo dimenticati per secoli.
La riscoperta iniziò solo nel 1893, quando il Comune di Milano acquisì il Castello.
Il primo restauro, tra il 1893 e il 1902, fu guidato da Luca Beltrami e portò alla riapertura della sala, ma i colori troppo carichi del restauratore Rusca tradirono lo sfumato leonardesco. Nel secondo dopoguerra, dopo i danni dei bombardamenti, nuovi interventi riportarono alla luce il monocromo. Dal 2012 a oggi, grazie a tecniche diagnostiche all'avanguardia, sono stati rimossi ulteriori strati di intonaco antico, svelando tracce inedite dei disegni originali che hanno finalmente permesso agli esperti di comprendere la struttura complessiva del progetto di Leonardo.
Oggi, nonostante il cantiere sia ancora attivo, le aperture straordinarie offrono un'esperienza unica: osservare la mano di Leonardo da un'altezza privilegiata, scoprendo il fitto intrico di rami che, dopo oltre cinquecento anni, continua a raccontare la storia di Milano.
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