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TEATRO STABILE
03 Marzo 2026 - 09:27
Matthias Martelli
Della scenografia non c'è bisogno, il palco è più che sufficiente. Nessun trucco e parrucco e neanche costumi particolari. Basta la mimica, la gestualità, basta il linguaggio, quel grammelot ripreso dalla tradizioni dei giullari medioevali, reinventato e modellato sui dialetti padani, basta l'unicità di un testo con i suoi contenuti satirici per portare in scena la “giullarata popolare” di Dario Fo. Lo fa ancora una volta Matthias Martelli nell'anniversario dei cento anni dalla nascita del Premio Nobel. L'attore marchigiano torna interprete del “Mistero Buffo” di Dario Fo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale e inserito nell'ambito delle celebrazioni per il centenario promosse dalla Fondazione Fo Rame. Lo spettacolo debutta giovedì 5 marzo (ore 19,30) al Teatro Carignano nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri (in replica fino a domenica 8 marzo). Un testo, quello scritto nel 1969, che mescola brani evangelici apocrifi, racconti popolari e medievali. Si parla di Bonifacio VIII, della resurrezione di Lazzaro, del primo miracolo di Gesù Bambino, del miracolo delle nozze di Cana e di altro ancora. Episodi raccontati con quei divertentissimi grammelot padani, inglesi, francesi, spagnoli. Un linguaggio che risulta comprensibile a tutti. «Funziona dappertutto» - sottolinea il protagonista - all'estero, in Italia, da nord a sud. Come dimostrano le oltre 250 repliche che ha portato in giro sui palcoscenici europei e mondiali, da Roma e Milano a Londra, da Bruxelles a Los Angeles, Amburgo, Zurigo, Monaco di Baviera, Nizza. È, infatti, nel 2015 che Martelli ha l'idea di interpretare “Mistero Buffo” e ne propone la regia a Eugenio Allegri. Nel 2017, con il benestare dello stesso Fo, lo spettacolo viene prodotto dallo Stabile di Torino insieme con il Teatro della Cadut riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica. Si arricchisce, poi, nel tempo di nuove edizioni e di nuovi materiali. Uno spettacolo, è ancora Martelli, «che fa esplodere l'immaginazione. Io l'ho visto per la prima volta in videocassetta quando avevo 10 anni e sono rimasto stupito. È stato dopo averlo visto che ho deciso di fare l'attore». Un classico che si rinnova ogni volta, perché, spiega, «la giullarata ha la possibilità di inserire nell'introduzione moltissime cose, come pezzi di attualità. Io leggo il giornale, prendo delle cose, le metto dentro. È un work in progress. Lo spettacolo non si cristallizza mai, è sempre diverso».
E diverso, di sicuro, lo sarà ancora il 10 giugno prossimo quando approderà all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi nell'ambito del focus dedicato allo Stabile di Torino.
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