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Il museo

Dalle buste paga ai femminicidi: il Museo del Patriarcato racconta la cultura del privilegio a Milano

Un viaggio nel 2148 per osservare le storture e le violenze del nostro presente

Dalle buste paga ai femminicidi: il Museo del Patriarcato racconta la cultura del privilegio a Milano

Alla Fabbrica del Vapore di Milano, dal 7 al 21 marzo, apre le porte il MUPA (Museo del Patriarcato). Il progetto nasce con una missione precisa: osservare il nostro presente come se fosse un reperto archeologico di un'epoca lontana. L'esposizione è ambientata idealmente nel 2148, l'anno in cui il Global Gender Gap Report prevede il raggiungimento della parità di genere. Chi entra si trova quindi a guardare le gerarchie e le violenze del 2025 come retaggi arcaici di un sistema ormai superato.

L'ingresso alla mostra è gratuito ma è necessaria la registrazione. Un dettaglio fondamentale riguarda lunedì 9 marzo: in quella giornata il museo resterà chiuso per sostenere lo sciopero nazionale di Non Una di Meno, invitando alla partecipazione collettiva.

L'esposizione si snoda attraverso cimeli, installazioni interattive e quattro opere inedite che smascherano i meccanismi culturali della violenza maschile. L'opera “Gender Pay Gap Reveal” espone buste paga reali per mostrare come il potere aziendale sia concentrato nelle mani degli uomini, mentre alla base restino donne e persone con background migratorio. Un'installazione ripercorre l'escalation della violenza, dal catcalling e lo stalking fino al femminicidio. Il percorso richiama i dati di ActionAid, secondo cui il 25% degli uomini considera accettabile la violenza verbale e il 55% dei giovani ritiene normale controllare la propria partner. Viene inoltre analizzato come giocattoli, film e colloqui di lavoro (con domande tendenziose alle candidate) istruiscano fin da subito i ruoli di genere.

Il progetto ha già sollevato forti reazioni, dalle critiche della stampa conservatrice fino a episodi di aperta provocazione. Come riportato da Domani, durante le registrazioni online una persona si è iscritta ripetutamente usando il nome di Filippo Turetta, un gesto dal chiaro intento intimidatorio che conferma quanto sia difficile mettere in discussione certi privilegi.

Il museo ospita anche la testimonianza della graphic novel Stretta al cuore di Štěpánka Jislová. L'autrice analizza come l'intimità sia spesso inquinata da gerarchie apprese e dinamiche di controllo che percepiamo come naturali, ricordandoci che i rapporti affettivi sono specchio della cultura che li genera.

In una sala dedicata, i nomi delle vittime di femminicidio scorrono uno dopo l'altro. È un elenco che punta a dare un volto e un corpo a statistiche che spesso restano confinate nella fredda cronaca nera, rendendo visibile l'impatto reale del sistema patriarcale.

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