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Capitale Cultura 2016
12 Marzo 2026 - 07:27
Giovanni Buvoli, assessore Turismo e Bilancio
Mantova, la città che diede i natali a Virgilio. Così vicina a Milano, ma così distante da quel frastuono metropolitano. Con i appena 50 mila abitanti è uno dei patrimoni del Belpaese, inserita, non a caso, nel 2008 tra i beni Unesco e diventata nel 2016 la prima Capitale Italiana della Cultura singola, dopo che nel 2015 il primo titolo fu conferito al gruppo composto da Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena.
Sono passati dieci anni da allora, ma l’effetto domino generato dalla ricaduta di visibilità che invase Mantova continua ancora oggi e parla di numeri da capogiro: in primis i posti letto raddoppiati delle strutture ricettive, passate da 1.100 a 2.000, per non parlare della nascita di nuove attività quali ristoranti, bar e B&B.
Ne abbiamo parlato con il vicesindaco Giovanni Buvoli, anche assessore al Turismo e al Bilancio, che allora, con la stessa giunta - quella del sindaco Mattia Palazzi - si lanciò in questa avventura quasi impossibile.
«Il titolo arrivò in corsa d’anno, lo ricordo benissimo - ci racconta - quindi un po’ in ritardo, forse appunto perché era il primo assegnato a una singola città».
Essere i primi è sempre difficile…
«Assolutamente sì, è stato un lavoro abbastanza complicato, diciamo. Però ne è valsa la pena. Fu la prima cosa importante del primo mandato, poi arrivò il secondo».
E oggi siete in corsa per il terzo…
«Sì, il sindaco non potrà più essere lo stesso, ma la squadra e i candidati sì».
Dicevamo che ne valse la pena essere Capitale della Cultura: qual è stata la ricaduta in termini di economia, visibilità, comunicazione e turismo?
«Non abbiamo visto il titolo come un traguardo, ma come un inizio. Ci siamo detti: ci hanno riconosciuto questo importantissimo titolo, dobbiamo meritarcelo. Nel senso che abbiamo cercato, da lì in poi, di aumentare quello che è stato il nostro impegno, non solo economico ma anche amministrativo, per sviluppare ulteriormente la nostra città come luogo di cultura. Abbiamo un importantissimo patrimonio architettonico, seppur ovviamente di dimensioni ridotte, perché siamo una città che ha superato i 50 mila abitanti da poco tempo, quindi siamo piccolini».
Tirando le somme, com’è andata?
«Il dato del flusso turistico è stato in costante aumento da allora fino a oggi. Al netto degli anni della pandemia, chiaramente, c’è stato un incremento costante. I dati dell’Osservatorio del Turismo confermano che dal 2016 ogni anno il trend di crescita registra un dato globale di più 28% in quattro anni. Un altro dato importante, sicuramente indicativo, è la crescita delle strutture ricettive presenti nel nostro territorio. Sono nati nuovi alberghi, ad esempio è stato riaperto un albergo, una struttura in centro storico molto importante, un quattro stelle, che era chiuso da dieci anni ed è stato riaperto da nuovi imprenditori. In tutto abbiamo registrato un più 35% di strutture ricettive nella nostra città».
Più strutture, più turisti?
«Credo che un altro dato importante sia quello degli ingressi perché, come presenze alberghiere, stiamo parlando di 260.000 all’anno, per non parlare degli ingressi ai nostri musei civici che, rispetto al 2016, segnalano un più 50%. Ormai abbiamo superato i 400.000 ingressi nei nostri musei civici, quindi sono tutti dati che indicano una conseguenza di questo importante riconoscimento».
Quanto è stato l’investimento?
«Si parla complessivamente di 3,5 milioni di euro. Oltre al milione di premio ministeriale, la Regione Lombardia - allora il governatore era Maroni - ha dato 500.000 euro, e altro budget è arrivato dalla Camera di Commercio che, se non ricordo male, ha messo intorno ai 200.000 euro, da Confindustria e da altri enti».
Da parte vostra quale sforzo è stato fatto?
«Il capitolo della cultura è sempre stato uno dei più corposi del nostro bilancio ed è sempre stato abbastanza in crescita: si aggira sempre tra i 4 e i 5 milioni di euro. Da quell’anno in poi abbiamo ospitato una stagione concertistica composta da due momenti, uno a luglio e l’altro a fine agosto o primi di settembre. L’evento di luglio si tiene nella nostra piazza più importante, Piazza Sordello, mentre quello di fine agosto nel giardino di Palazzo Te, il palazzo più importante della città. Per fare alcuni nomi sono venuti Sting ed Elton John. La risonanza di questo evento è stata sicuramente a livello internazionale».
Quali sono stati gli eventi più importanti?
«Nel 2016 è stata attivata una nuova rassegna di concerti estivi, come dicevo prima, ma abbiamo anche ideato nuovi format. Ad esempio lo Street Art Festival, che tra l’altro è stato realizzato nel quartiere più disagiato della nostra città, dove dal 2016 al 2025 sono state realizzate oltre 60 opere di grandissime dimensioni. È nato il Creative Lab, un laboratorio che permette di sviluppare la creatività. È ancora, Trame Sonore, un festival musicale di musica classica; a giugno abbiamo l’Open Festival dedicato agli artisti di strada. E ancora il Food & Science Festival, e in ottobre il Mantova Jazz Festival. Infine, a novembre, il festival Segni d’Infanzia, dedicato ai bambini. Ci sono state tutta una serie di iniziative partite in quell’anno e poi diventate strutturali. Abbiamo inoltre creato Città Nuova, il museo diffuso più grande d’Italia».
In termini di ricadute si possono avere delle cifre?
«Nel 2018 abbiamo introdotto la tassa di soggiorno. Il primo gettito è stato di 300 mila euro, oggi siamo a 800 mila. In sostanza, la cifra è quasi triplicata».
A breve sapremo chi vincerà per il 2030: chi vedrebbe nel prossimo futuro?
«Non vorrei fare un nome secco. L’unica cosa che dico è che, indicando un target, dovrebbe essere una città come Mantova, così come è capitato in altri casi: città di piccole dimensioni che abbiano tutto l’interesse e la voglia di fare investimenti giusti. Inutile parlare di Venezia, Roma o Firenze, già vittime dell’overtourism».
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