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Al Cinema Massimo

Da Venezia a B.B., Buttafuoco prende una pausa sotto la Mole

Il presidente della Fondazione La Biennale il 27 marzo in città per una lectio. Di recente le liti sul Padiglione Russia. «Torino? Vera capitale della cultura»

Buttafuoco

Brigitte Bardot e Pietrangelo Buttafuoco

Possono due “semplici” maiuscole descrivere l’eros? Possono rimandare a carne, sembianze, desideri e passioni? Possono farlo se le lettere in questione si riferiscono a colei che più di ogni altra è stato il simbolo delle sensualità di un intero secolo e, chissà per quanto tempo ancora lo sarà: Brigitte Bardot. E a parlare di lei, dell’attrice francese scomparsa il 28 dicembre scorso all’età di 91 anni, sarà domani alle 17 presso il Cinema Massimo, Pietrangelo Buttafuoco, su invito del Centro Pannunzio, nella sua lectio magistralis dal titolo “B.B. Le maiuscole dell’eros”.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema.

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim.

Una parentesi “leggera” per il presidente siciliano della Fondazione La Biennale di Venezia, agli onori del recente gossip politico interno alla destra per via dei malumori con il ministro della Cultura Giuli dovuti alla presenza - non gradita da quest’ultimo - del Padiglione Russia alla prossima edizione del più grande evento legato all’arte d’Italia. In questo momento si è in una fase di stasi o silenzio, come lo si vuol chiamare, una quiete prima di un’altra tempesta? Un nulla di fatto? «Non ne voglio parlare adesso - esordisce Buttafuoco prima della nostra chiacchierata - concentriamoci su Brigitte Bardot».

E della lectio magistralis, ci può anticipare qualcosa? «La lectio sarà costruita sull’innesco dell’eros nel nostro immaginario, un innesco che scaturisce da quelle due iniziali maiuscole: B.B.».

Brigitte Bardot era bellissima, ma di donne belle ce ne sono tante. Come si spiega il suo essere diventata un simbolo dell’eros? «È un’alchimia dettata da quegli elementi che non possono essere costruiti. È tutto irrazionale, così lontano dalla nostra epoca in cui si costruisce con l’intelligenza artificiale anche la bellezza attraverso un atto di prepotenza».

Ma, ne nasceranno ancora di B.B. oppure no? «Certo, è la potenza della nostra natura che ci porta a creare simboli dell’eros. Come ci insegna il mito di Dionisio che riviviamo ogni qual volta ci sediamo nel teatro greco di Siracusa per le rappresentazioni, questo desiderio dell’eros inevitabilmente segue percorsi diversi che portano a quel senso di straniamento e di sublime che il distante provoca. Quel senso di affinità».

Che dea sarebbe Brigitte Bardot? «Sarebbe tutte le dee a seconda delle epoche della sua vita: Era, Venere, Atena».

Cinema e arte, come si fondono o convivono lei che li rappresenta entrambi nella Biennale? «Dove il cinema è seguito dal prestigioso piemontese Alberto Barbera. Cinema, arte, danza, sono parte della ragione sociale della Fondazione che mette tutto in un rapporto virtuoso, tutto coincide in un lavoro creativo».

Torino cosa rappresenta per lei? «È la vera capitale culturale, più di Roma. A Torino sono particolarmente legato, è la mia terra di approdo preferita. Qui incontro spesso anche un amico come Giorgio Conte».

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