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Grandi opere
27 Marzo 2026 - 05:41
Ritratto d’uomo e Ecce Homo
Da un lato lo sguardo al limite del sacro di Ecce Homo, dall’altro quello laico e austero del nobile Trivulzio in Ritratto d’uomo. Ma, negli occhi dall’anima diversa dei due dipinti, è chiaro il tratto comune firmato da uno dei geni della pittura italiana: Antonello da Messina. Colui che osò fondere all’interno di uno stesso stile la pittura fiamminga con quella italiana, firmando alcuni dei tratti distintivi del Rinascimento di cui, lui, fu uno dei protagonisti più vivaci.
Specie per quanto riguarda l’uso che fece della luce, un rivoluzionario che disseminò capolavori in piccoli dipinti ad olio.
Ed ecco allora Ecce Homo, 1470 circa, l’opera d’arte più chiacchierata dell’anno dopo l’acquisizione da parte del governo italiano, per poco meno di 15 milioni di euro, da Sotheby’s New York, da poco rientrato nel Belpaese.
Da oggi, fino al 7 aprile, l’opera sarà in mostra in anteprima mondiale nella Sala Capitolare di Palazzo della Minerva a Roma e, successivamente, viaggerà per diverse esposizioni pur rimanendo destinata al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila.
Ma a gongolare per il suo Antonello da Messina è anche Torino, dato che il Ritratto d’Uomo, ossia quello del Trivulzio (1476 circa) è conservato a Palazzo Madama, Museo d’Arte Antica di piazza Castello. Si tratta di uno dei fiori all’occhiello del mondo dell’arte piemontese, che da solo meriterebbe un viaggio sotto la Mole da parte degli appassionati, esposto con orgoglio nella Sala Acaja. Sarà anch’esso uno dei protagonisti del prossimo ponte di Pasqua che, come da tradizione, sarà dedicato all’arte.
«È l’immagine precisa di un’identità caratteriale - dice nel video esplicativo di Fondazione Musei il direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa - un volto che rimanda, a chi lo osserva, al carattere austero del soggetto: dal parapetto che lo divide dal pubblico, alla giacca di ermellino, al copricapo, allo sguardo e al viso. Antonello da Messina lo dipinse nel 1476, tornato in Sicilia dopo i suoi anni veneziani - continua -. È un artista dimenticato per troppo tempo dalla storia, fino a circa la metà del 1800. Ma lui rimane un grande, l’artista che meglio è riuscito a raccontare la nostra psicologia. Come Antonello, nella storia della pittura, nessuno ci riuscirà più. I suoi sono ritratti parlanti, lavorò una generazione prima di Leonardo, ma tra loro c’è un abisso, Da Vinci era più algido».
E proprio l’opera di Torino è considerata uno dei migliori ritratti dell’artista messinese vissuto tra il 1425 e il 1479, il più grande pittore siciliano. Il Ritratto d’Uomo giunse a Torino nel 1935 per mano dell’antiquario torinese Pietro Accorsi. Con questo anche le Trés belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry, miniate da Jan van Eyck e altri artisti fiamminghi, e una serie di rari smalti e vetri dorati e dipinti, databili dal XV al XVI secolo.
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