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27 Marzo 2026 - 07:50
Il caso dei distributori di carburante dismessi ma ancora presenti sul territorio riapre il confronto tra cittadini e amministrazione
Il caso dei distributori di carburante dismessi ma ancora presenti sul territorio riapre il confronto tra cittadini e amministrazione. Al centro della discussione ci sono alcuni impianti IP chiusi da anni, tra piazza Montanari, corso Umbria e via Capua, e la mancata rimozione delle strutture. Il Comitato cittadino di piazza Montanari e il consigliere della Circoscrizione 4 Carlo Morando contestano l’operato del Comune, sostenendo una mancata applicazione della normativa vigente.
La vicenda ha preso avvio dal caso del distributore di Santa Rita, segnalato per condizioni di degrado e inattività prolungata. Successivamente, il Comitato ha individuato situazioni analoghe anche in altre aree della città. Nel frattempo, l’impianto di corso Umbria è stato rimosso nell’ambito dei lavori per una pista ciclabile, mentre quello di via Capua è destinato a essere eliminato per la realizzazione di un parcheggio.
Durante la commissione lavori pubblici del 24 marzo, come riferisce TorinoOggi, i rappresentanti del Comitato e il consigliere Morando hanno chiesto chiarimenti ai tecnici comunali. Secondo gli uffici, la rimozione di un impianto può essere imposta solo in presenza di un intervento di interesse pubblico, come nel caso delle opere già avviate. In assenza di tali progetti, la concessione del suolo non verrebbe automaticamente meno.
Di diverso avviso il Comitato e il consigliere, che richiamano una sentenza del Consiglio di Stato del 2022, secondo cui la cessazione dell’attività commerciale farebbe decadere la concessione del suolo. In questa interpretazione, un distributore non più operativo non avrebbe titolo per occupare lo spazio pubblico e dovrebbe quindi essere rimosso.
Gli uffici comunali distinguono invece tra autorizzazione commerciale e concessione edilizia, ritenendole indipendenti: la perdita della prima impedisce l’attività, ma non comporta automaticamente la rimozione dell’impianto.
Ulteriore elemento di confronto è rappresentato dall’articolo 8 della Legge Regionale 14/2004, che prevede la revoca dell’autorizzazione in caso di inattività superiore a un anno. Secondo Comitato e consigliere, la revoca sarebbe automatica; per il Comune, invece, è necessario un atto amministrativo formale.
Resta quindi una divergenza interpretativa sulle procedure e sui tempi di intervento. Nel frattempo, gli impianti non più attivi continuano a occupare spazio urbano, in attesa di eventuali progetti o decisioni amministrative.
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