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INTERVISTA

Leo Gassmann al Lovers Film Festival: "Ecco perché ho scelto di venire. Mio nonno? Ecco cosa vi dico..."

Il cantante, attore e figlio d'arte a tutto campo: "Torino? La trovo bellissima..."

Leo Gassmann al Lovers Film Festival: "Ecco perché ho scelto di venire. Mio nonno? Ecco cosa vi dico..."

Leo Gassmann

Grande fermento tra il pubblico del Lovers Film Festival per l’arrivo dell’ospite più atteso di questa edizione: lunedì 20 aprile al cinema Massimo è stato accolto dagli applausi Leo Gassmann, che ha anche cantato un paio di canzoni dal suo repertorio. Lo abbiamo incontrato prima dell’esibizione in sala.

Cosa ti ha convinto ad accettare questo invito?

«Questo è un festival che cerca di andare oltre le barriere che la società ci impone, è fondamentale stare dalla loro parte. Con tutto quel che faccio cerco di portare avanti certi valori: dobbiamo ampliare i nostri orizzonti, portare luce, dare speranza, e questo è ciò che fa Lovers».

Domenica c’è stata un’aggressione nei confronti di un giurato del festival.
«Un fatto atroce e allucinante. Mi spiace soprattutto che sia venuto da ragazzi molto giovani: in parte questa generazione è abbandonata a sé stessa, vittima di un sistema che dà priorità alla violenza. Anche sui social vince chi fa più rumore in senso negativo».
Che rapporto hai con i social network?
«Fare musica ti porta a dover essere presente, per comunicare con le persone. Devi anche imparare a usarli bene, ma quando posso cerco di starne un po’ lontano, stando con gli amici, nella natura. Ho un rapporto di amore e odio, ma oggi ad esempio ho potuto radunare in pochi minuti oltre cento persone davanti a Palazzo Nuovo, abbiamo cantato insieme “Girasole”, è stato meraviglioso».
Che canzoni hai scelto di fare ascoltare al pubblico del cinema Massimo?
«Ho scelto “Oltre”, un pezzo del nuovo disco che si lega molto alla tematica del festival, e poi la stessa “Girasole”, che celebra l’amore, più allegra e meno politicamente indirizzata, più da festa. Mi sembra il giusto equilibrio».
Sei figlio e nipote d’arte, sei stato a Torino in teatro con tua madre, porti un cognome importante nel cinema italiano: come vivi tutto ciò?
«Lavorare con mamma è stato bellissimo, mi ha dato molta serenità essere con lei sul palco. Con papà ho un bellissimo rapporto, ma non è ancora capitato di lavorare. Mio nonno è morto quando non avevo ancora due anni, ho visto i suoi film ovviamente: ho sentito tanti racconti su di lui, però, che mi sembra di averlo conosciuto anche io! La gente mi ferma anche al supermercato per qualche aneddoto, mi fa sempre molto piacere».
Conosci bene Torino?
«La trovo bellissima, mia mamma ha anche origini torinesi ma per molto tempo non c’ero mai stato! Me ne parlavano sempre molto bene, anche colleghi come gli Eugenio in Via di Gioia e Virginia Mingoli. È una città con molti giovani, tanti spazi per stare insieme, poco traffico, bella quanto Roma a livello architettonico».

Sei attore oltre che cantante e musicista, come porti avanti le due carriere?
«Da X-Factor in poi ho sempre fatto scelte rischiose, sono felice della mia carriera nella musica perché me la sono creata io da zero, me la sto costruendo. Per ora non ho dovuto mai scegliere, spero di non doverlo fare: recitando posso avere anche un’anima dannata, è un’importante valvola di sfogo per me che nella musica cerco sempre di essere positivo».
I tuoi attori preferiti?
«Direi Robin Williams, Will Smith e Brendan Fraser. In Italia Favino, un grande trasformista, e poi papà, ovviamente».
Prossimi progetti?
«Sarò in tour con il mio ultimo disco, “Vita Vera Paradiso”, e sarò anche qui a Torino il 6 maggio, all’Hiroshima Mon Amour. Poche date, prima di ripartire per il tour estivo sempre con la band. Sono felice di questo progetto più maturo: amo i miei primi due dischi ma questo è davvero il primo che sento davvero “adulto”».

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