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Arte
02 Gennaio 2026 - 21:02
Esiste un legame invisibile che connette le comunità di Arignano e Castelnuovo Don Bosco. Qui, la lezione artistica di Guglielmo Caccia, il "Raffaello del Monferrato", rivive attraverso le opere dei suoi allievi della sua bottega e di sua figlia Orsola, offrendo storie di fede e di perizia tecnica che hanno segnato l'arte sacra del Piemonte.
All'interno della Chiesa Parrocchiale di Arignano, lo sguardo del visitatore viene attratto da un ambiente intimo posto a sinistra dell’ingresso, oggi adibito a battistero. In questo spazio raccolto campeggia una tela di grandi dimensioni. La critica contemporanea riconosce in queste pennellate la mano di Francesco Fea, pittore originario di Chieri che seppe assorbire e rielaborare il linguaggio del maestro. Nella parte superiore domina l’Immacolata Concezione. L’iconografia è quella classica e rigorosa del periodo post-tridentino: il capo coronato da dodici stelle e il piede che schiaccia trionfalmente la testa del drago infernale. Attorno alla Vergine, una schiera di angioletti regge gli emblemi delle Litanie Lauretane, trasformando la tela in un vero "rosario visivo" destinato alla meditazione dei fedeli. Nel registro inferiore troviamo quattro figure santorali. Accanto a San Francesco, si stagliano un vescovo dall'identità ancora discussa, un santo in armatura, identificabile con San Maurizio o con uno dei martiri della Legione Tebea, figure cardine della spiritualità sabauda, e un pontefice che la memoria locale identifica con San Pio V, il papa della battaglia di Lepanto. La qualità dei panneggi e la morbidezza degli incarnati testimoniano l'adesione totale ai canoni cromatici del Moncalvo.
Spostandoci nella sacrestia della chiesa di Sant’Andrea a Castelnuovo Don Bosco, ci si imbatte in un gioiello recentemente riportato al suo antico splendore: un olio su tela raffigurante Sant’Antonio da Padova. Ciò che colpisce immediatamente è l'originalità della composizione. Il Santo non tiene il Bambino Gesù tra le braccia, come nell'iconografia più comune; lo sostiene invece in piedi sopra un tavolo, con i piedi della piccola divinità che poggiano direttamente sulle pagine aperte della Bibbia.
Il messaggio teologico è potente: il Cristo è il compimento vivente delle Scritture. Per la dolcezza dei volti, l'ordine quasi domestico della scena e la particolare sensibilità luminosa, l'opera è attribuita a Orsola Maddalena Caccia. Figlia del Moncalvo e monaca-pittrice, Orsola rappresenta una delle voci più originali dell'arte femminile del XVII secolo. Il recente restauro ha permesso di riscoprire la profondità dei bruni e la limpidezza degli azzurri, restituendo un chiaroscuro che accoglie il fedele con affabilità e grazia.
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