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Il mito
14 Gennaio 2026 - 18:30
Ogni anno, con la puntualità di un orologio svizzero, il terzo lunedì di gennaio viene etichettato come il "Blue Monday", ovvero il giorno più triste dell'anno. Ma quanto c'è di vero dietro questa definizione che domina i social e i titoli dei giornali? Sebbene l'idea si basi su una presunta formula matematica, la comunità scientifica è unanime: si tratta di pseudoscienza.
Il termine "Blue Monday" non nasce nei laboratori di ricerca, ma negli uffici di comunicazione. Il concetto di "lunedì blu" (dove blue, in inglese, è sinonimo di malinconia) è stato coniato nel 2005 dallo psicologo britannico Cliff Arnall.
L'operazione fu lanciata attraverso un comunicato stampa di Sky Travel, un canale televisivo dedicato ai viaggi. Lo scopo era puramente commerciale: Arnall cercava di individuare il momento di massimo sconforto dei consumatori per suggerire alle compagnie di viaggio quando colpire. L'idea era semplice: se ti senti nel baratro della tristezza, sei più propenso a prenotare una vacanza estiva per scappare dalla realtà.
Arnall, che all'epoca collaborava con un istituto dell'Università di Cardiff (la quale prese subito le distanze), presentò una formula che sembrava rigorosa ma che in realtà era priva di fondamenta scientifiche. Le variabili coinvolte erano: le condizioni meteorologiche invernali, i debiti accumulati per i regali di Natale, lo stipendio mensile, il tempo trascorso dal Natale, il tempo passato dal fallimento dei buoni propositi del nuovo anno, i bassi livelli di motivazione e la sensazione della necessità di agire.
L'errore logico è evidente: parametri come "la voglia di agire" o "il fallimento dei propositi" non sono grandezze misurabili né compatibili tra loro in un calcolo matematico. L'equazione, di fatto, è una costruzione senza fondamenta scientifiche.
Al di là dell'aspetto commerciale, il Blue Monday porta con sé critiche profonde, sia scientifiche che etiche, prime fra tutte la banalizzazione di un'emozione che è in realtà il risultato di una miriade di fattori personali, sociali, biologici: ridurli a una formula valida per l'intera popolazione mondiale è scientificamente impossibile.
Il Blue Monday è l'esempio perfetto di come un'operazione di marketing possa trasformarsi in una "verità" culturale grazie alla ripetizione mediatica. Non siamo statisticamente più tristi il terzo lunedì di gennaio. La nostra mente è molto più complessa di un'equazione pubblicitaria e le nostre emozioni non seguono un calendario prestabilito.
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