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Gli scavi
15 Gennaio 2026 - 17:20
Le periferie della Capitale si confermano scrigni inaspettati di storia millenaria. Grazie alle attività di archeologia preventiva condotte dalla Soprintendenza Speciale di Roma, lungo via di Pietralata è emerso un sito di eccezionale valore che ridefinisce la nostra conoscenza del suburbio romano tra l’età repubblicana e l'epoca imperiale.
I ritrovamenti principali includono due vasche monumentali, un sacello votivo probabilmente dedicato al culto di Ercole e due tombe monumentali, testimonianza di una frequentazione umana che si è protratta ininterrottamente dal V-IV secolo a.C. fino al I secolo d.C., con tracce sporadiche risalenti anche ai due secoli successivi.
L'elemento più suggestivo è senza dubbio il sacello dedicato a Ercole, divinità protettrice dell'agricoltura e della pastorizia, il cui culto era profondamente radicato lungo la direttrice della via Tiburtina. Gli archeologi hanno rinvenuto numerosi depositi votivi (teste, arti e figurine in terracotta) che confermano la natura rituale dell'area.
Di grande interesse scientifico sono le due imponenti vasche: quella est, lunga circa 30 metri, la cui funzione rimane oggetto di studio, probabilmente utilizzata per cerimonie religiose legate all'acqua, per la raccolta idrica o, meno probabilmente, per attività produttive. L'altra, a ovest, situata a poche decine di metri di distanza, presenta dimensioni più contenute ma una profondità maggiore, suggerendo un uso differenziato rispetto alla prima.
Le due tombe di età repubblicana individuate non sono solo monumenti funerari, ma raccontano la storia di un facoltoso gruppo familiare che scelse questo lembo di territorio, allora bagnato da un corso d'acqua affluente dell'Aniene e attraversato da un asse viario di oltre 250 metri.
Tra i reperti più sorprendenti spicca un dettaglio medico-scientifico: un cranio umano adulto che presenta evidenti segni di una trapanazione chirurgica. Questo dato offre una rarissima e preziosa testimonianza sulle competenze mediche dell'antica Roma repubblicana. Nelle camere sepolcrali sono stati inoltre rinvenuti oggetti di corredo come uno specchio in bronzo e vasellame di pregio.
Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, ha sottolineato come questi ritrovamenti, avvenuti nell'area del Parco delle Acacie 2, dimostrino che la Roma antica fosse una "città diffusa". Anche zone oggi considerate periferiche erano in realtà nodi vitali inseriti in dinamiche sociali e religiose complesse. Secondo la Soprintendente, questi scavi sono fondamentali perché permettono allo sviluppo urbanistico moderno di andare di pari passo con la tutela e la conoscenza del passato.
Il direttore scientifico degli scavi, Fabrizio Santi, ha spiegato che gli scavi, iniziati nell'estate del 2022 su una vasta area di 4 ettari, si avviano alla conclusione.
Al termine delle indagini sul campo, verrà avviato un piano per rendere questi tesori fruibili alla collettività.
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