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22 Gennaio 2026 - 08:05
Il concetto di "bancarotta idrica globale" non è più solo un’ipotesi accademica, ma una realtà certificata dalle Nazioni Unite. Attraverso il rapporto Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era, pubblicato dall’United Nations University – Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH), l'ONU lancia un allarme senza precedenti: l'umanità sta consumando acqua a un ritmo superiore alla capacità della Terra di rigenerarla.
L'analogia finanziaria scelta dal professor Kaveh Madani, direttore dell'Istituto, è brutale nella sua chiarezza. Proprio come un'azienda che spende più di quanto incassa, molte regioni del mondo hanno esaurito non solo il reddito annuale ossia l'acqua rinnovabile proveniente da piogge, fiumi e manti nevosi, ma anche le riserve accumulate in millenni all'interno di falde acquifere, ghiacciai e laghi.
Questa gestione in perdita porta a una perdita strutturale e irreversibile: quando una falda si svuota eccessivamente, il terreno può compattarsi, rendendo impossibile che quel serbatoio naturale si riempia di nuovo in futuro.
Il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi con sistemi idrici precari o gravemente insicuri, circa 4 miliardi di persone soffrono di grave carenza d'acqua per almeno un mese all'anno.
Negli ultimi 50 anni sono scomparsi 410 milioni di ettari di zone umide (un'area vasta quanto l'intera Unione Europea). Il 70% delle principali falde acquifere è in declino costante, mentre oltre la metà dei grandi laghi del mondo ha perso volume d'acqua dagli anni '90.
Non è solo una questione di siccità o mancanza di piogge. La bancarotta idrica è il risultato di una combinazione di fattori antropici e climatici: l’agricoltura assorbe il 70% dei prelievi globali di acqua dolce. Molti agricoltori sono costretti a utilizzare fonti inquinate o in via di esaurimento per mantenere i livelli produttivi. Anche dove l'acqua è presente, la sua qualità è spesso compromessa da sostanze chimiche, salinizzazione o degrado del suolo. Il rapporto chiarisce che una regione può essere colpita da alluvioni e trovarsi comunque in bancarotta. Se i prelievi a lungo termine superano la ricarica naturale, l'abbondanza momentanea non risolve il deficit strutturale.
In vista della Conferenza ONU sull’Acqua del 2026 le Nazioni Unite evidenziano la necessità di dichiarare lo stato di bancarotta per attivare protocolli di emergenza e conservazione del capitale naturale e di passare a sistemi di irrigazione e colture più resilienti e meno idrovore.
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