Cerca

La curiosità

I cartellini gialli e rossi: la rivoluzione del calcio nata a un semaforo di Londra

Dall’incredibile caso di Antonio Rattín ai Mondiali del 1966 fino all’intuizione di Ken Aston: ecco come un fraintendimento linguistico ha creato il codice più famoso dello sport

I cartellini gialli e rossi: la rivoluzione del calcio nata a un semaforo di Londra

I cartellini gialli e rossi ci sembrano oggi elementi naturali del calcio, ma la loro introduzione è figlia di un caos comunicativo avvenuto durante i Mondiali d’Inghilterra del 1966.

Il 23 luglio 1966, la sfida tra Inghilterra e Argentina divenne un caso diplomatico. L'arbitro tedesco Kreitlein espulse il capitano argentino Antonio Rattín, il quale però, non comprendendo il tedesco, si rifiutò di lasciare il campo per undici minuti, chiedendo un interprete. Parallelamente, i fratelli Charlton, inglesi, scoprirono di essere stati ammoniti solo il giorno dopo leggendo i giornali. Era chiaro che il linguaggio verbale non bastava più.

A osservare quel disastro c’era Ken Aston, capo della commissione arbitri FIFA. L'intuizione risolutiva non arrivò in ufficio, ma nel traffico di Londra: fermo a un semaforo in Kensington High Street, Aston notò come i colori verde, giallo e rosso fossero linguaggi universali.

Sua moglie Hilde realizzò i primi prototipi cartacei della misura perfetta per il taschino della divisa.

La FIFA scelse i Mondiali del 1970 per il debutto ufficiale, approfittando del fatto che fossero i primi trasmessi integralmente a colori in TV. Il primo giallo della storia è stato ricevuto dal sovietico Kakhi Asatiani il 31 maggio 1970 e il primo rosso, 4 anni più tardi, ai danni del cileno Carlos Caszely.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.