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Il caso

Crans-Montana, un testimone smentisce il racconto dei Moretti

Jacques Moretti libero su cauzione, indagini ancora aperte

Crans-Montana, un testimone smentisce il racconto dei Moretti

La coppia Moretti

Dopo la scarcerazione dal carcere di Sion, Jacques Moretti ha trascorso la sua prima notte in libertà nella villa di famiglia a Lens, insieme alla moglie Jessica Moretti e ai due figli. La liberazione è stata possibile grazie al pagamento di una cauzione da 400 mila franchi svizzeri, ma l’identità di chi ha versato la somma resta ufficialmente ignota.

Secondo quanto emerso, la coppia non avrebbe una rete solida di conoscenze nella zona. La Procura generale di Sion aveva già precisato che Jacques Moretti non aveva instaurato relazioni personali significative sul territorio. Le ipotesi su chi possa aver pagato la cauzione si concentrano su tre possibili soggetti, tutti legati al contesto economico e professionale della zona.

Nonostante la libertà provvisoria, i coniugi Moretti restano sottoposti a misure restrittive: documenti ritirati, obbligo di firma quotidiano per Jacques e ogni tre giorni per Jessica, con forti limitazioni agli spostamenti.

Intanto, sul fronte delle indagini, continuano ad emergere versioni contrastanti sulla notte dell’incendio al locale Le Constellation. Un nuovo testimone, Paolo Campolo, analista finanziario residente a Crans-Montana, mette in dubbio alcuni passaggi centrali del racconto fornito dai coniugi. Campolo racconta di essere entrato nel locale in fiamme, di aver forzato una porta laterale chiusa e di aver trovato corpi ammassati, riuscendo a portare fuori per prima Cyane, la giovane cameriera poi deceduta.

Su un punto è netto: Jessica Moretti, quella notte, lui non l’ha mai vista. Una versione che non coincide con quanto dichiarato dalla donna agli inquirenti. Campolo ammette la confusione di quei momenti, ma ribadisce di non averla percepita sulla scena. Resta inoltre aperto il nodo sulle cause dei decessi, legate all’asfissia, e sulla possibilità che qualcuno sia uscito vivo dal locale prima di morire.

A rafforzare i dubbi sulla sicurezza arriva anche la testimonianza di Fabio Cappelletti, residente nello stesso stabile del Constellation. L’uomo afferma che la porta di sicurezza fosse “sempre chiusa”, e denuncia anni di segnalazioni rimaste inascoltate su rumori, affollamento e gestione del locale. La notte dell’incendio, racconta, lui e la moglie si sono salvati solo grazie all’intervento dei soccorritori, scavalcando da un balcone all’altro.

Un mosaico di testimonianze e contraddizioni che continua ad allargare il perimetro delle responsabilità e a complicare il quadro giudiziario della strage.

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