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Alcol in Italia: abitudini in evoluzione e rischi per la salute

Dal consumo quotidiano al binge drinking: chi beve di più, chi è più a rischio e come cambiano le abitudini degli italiani

Alcol in Italia: abitudini in evoluzione e rischi per la salute

In Italia il rapporto con l’alcol sta cambiando. Nonostante la quantità complessiva consumata sia rimasta più o meno stabile negli ultimi decenni, le abitudini di bevuta si sono trasformate profondamente, soprattutto tra i più giovani. I dati mostrano un Paese che beve meno ogni giorno, ma più spesso in modo concentrato e lontano dai pasti.

Un consumo diffuso, ma non uniforme

Circa due italiani su tre dichiarano di aver bevuto almeno una bevanda alcolica nell’ultimo anno. Il consumo non è però uguale per tutti: gli uomini risultano nettamente più coinvolti (circa il 78%) rispetto alle donne (poco più del 53%).

Secondo le stime internazionali di WHO e OECD, il consumo medio annuo di alcol puro per persona sopra i 15 anni è pari a 7,8 litri, un valore inferiore rispetto a molti altri Paesi europei, ma che non racconta da solo la complessità dei comportamenti di consumo.

Dalla bevuta quotidiana al consumo “a episodi”

Se fino agli anni Novanta il modello dominante era quello del consumo regolare, spesso legato ai pasti, oggi lo scenario è molto diverso. In circa 25 anni:

  • la quota di chi beve tutti i giorni è scesa dal 33% al 19%;

  • chi beve solo occasionalmente è passato dal 37% al 49%;

  • il consumo fuori pasto è cresciuto dal 24% al 33%.

Questo cambiamento segna il passaggio da un’abitudine moderata e quotidiana (tipicamente il bicchiere di vino a tavola) a stili più simili a quelli del Nord Europa, caratterizzati da assunzioni concentrate nel tempo, spesso nel weekend, e che coinvolgono non solo il vino ma anche birra e superalcolici.

Uomini e donne: differenze che restano

Il consumo giornaliero continua a essere più frequente tra gli uomini, anche se è in calo per entrambi i sessi. Per quanto riguarda il bere fuori pasto, invece, uomini e donne mostrano andamenti simili, ma con livelli mediamente più elevati tra gli uomini.

Quando l’alcol diventa un rischio

Ogni anno in Italia si registrano circa 39.000 accessi al Pronto soccorso legati all’abuso episodico di alcol. Gli effetti immediati dell’alcol compromettono le capacità psicomotorie e aumentano il rischio di incidenti stradali, infortuni sul lavoro, comportamenti violenti o sessuali non protetti.

Nel lungo periodo, il consumo di alcol è associato allo sviluppo di numerose patologie croniche e può condurre alla dipendenza.

Il livello di rischio non dipende solo da quanto si beve, ma anche da:

  • quantità assunta abitualmente;

  • quantità consumata in una singola occasione;

  • contesto e modalità di consumo;

  • caratteristiche individuali come età, sesso e stato di salute.

Che cosa si intende per consumo moderato

Dal punto di vista sanitario, l’unico modo per azzerare completamente i rischi è non bere affatto. Tuttavia, le linee guida definiscono delle soglie considerate a rischio contenuto, basate sull’uso dell’unità alcolica (UA), pari a 12 grammi di alcol puro.

In termini pratici, una UA corrisponde approssimativamente a:

  • un bicchiere di vino da 125 ml (12°);

  • una lattina di birra da 330 ml (4,5°);

  • un bicchierino di superalcolico da 40 ml (40°).

Le soglie consigliate sono:

  • uomini tra 18 e 65 anni: massimo 2 UA al giorno in media;

  • donne e over 65: massimo 1 UA al giorno in media.

Superare questi limiti significa entrare in una fascia di consumo a rischio più elevato.

Giovani e binge drinking: il nodo critico

Il fenomeno delle ubriacature raggiunge il picco tra i 20 e i 24 anni, con una prevalenza intorno al 15%. Anche in questo caso, gli uomini risultano più coinvolti (21%) rispetto alle donne (9%).

Nel complesso, oltre 8 milioni di italiani, pari al 18% della popolazione, adottano modalità di consumo considerate rischiose. Tra questi:

  • il 9% pratica binge drinking;

  • il 10% beve prevalentemente fuori pasto;

  • il 2% mantiene un consumo abituale elevato.

A livello geografico, il Nord-Est presenta la quota più alta di consumatori a rischio, mentre il Mezzogiorno registra i valori più bassi.

Minori e categorie vulnerabili

Particolarmente preoccupante è il dato sui minori: tra gli 11 e i 17 anni, il 15,7% ha dichiarato di aver bevuto almeno una volta, nonostante il divieto di vendita fino ai 18 anni.

Percentuali significative di consumo emergono anche tra persone con malattie epatiche, donne in gravidanza e donne che allattano. Eppure, solo una piccola parte dei consumatori a rischio riferisce di aver ricevuto indicazioni o consigli da parte di operatori sanitari.

Un cambiamento culturale ancora incompleto

I numeri raccontano un Paese che ha modificato il proprio modo di bere, ma non sempre in una direzione più sicura. La riduzione del consumo quotidiano non ha eliminato i rischi, che oggi si concentrano soprattutto negli episodi di abuso e nei contesti sociali più vulnerabili.

Il dato forse più critico resta la scarsa prevenzione: informare, educare e intercettare precocemente i comportamenti a rischio rimane una delle principali sfide per la salute pubblica.

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