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La curiosità

Fisica della neve: come i tecnici calcolano il rischio valanghe

Dalla stratigrafia del manto nevoso alla pendenza dei versanti: i pilastri della valutazione AINEVA per decifrare l'instabilità delle montagne

Fisica della neve: come i tecnici calcolano il rischio valanghe

Calcolare la probabilità e la dinamica di una valanga non è il risultato di una singola equazione, ma di un’analisi complessa che incrocia meteorologia, fisica dei materiali (la neve) e morfologia del terreno.

Ecco i pilastri fondamentali su cui si basa la valutazione del rischio, come quella effettuata quotidianamente dai tecnici AINEVA.

Il segreto della valutazione risiede nella stratigrafia della neve. Il manto nevoso non è un blocco unico, ma una sovrapposizione di strati diversi caduti in tempi differenti. Gli strati deboli sono quelli più pericolosi. Si formano, ad esempio, quando una brina superficiale viene sepolta da una nuova nevicata. I tecnici effettuano il test della colonna o il test del blocco di slittamento che consiste nello scavare una buca e applicare una pressione crescente su un blocco di neve per vedere a quale carico collassa e scivola via.

La forma della montagna determina se e dove la neve cadrà. Tra parametri principali c'è la pendenza, la fascia critica è tra i 30° e i 45°, sotto i 30° la forza di gravità raramente vince l'attrito, sopra i 45° la neve fatica ad accumularsi e scarica spesso in piccole quantità.

I pendii all'ombra, quindi quelli al nord, mantengono strati deboli più a lungo, mentre quelli al sole, al sud, sono soggetti a valanghe di neve umida durante le ore più calde.

C'è poi la rugosità, un terreno con grossi massi o fitti boschi trattiene la neve meglio di un prato d'erba liscia, che favorisce lo scivolamento. Un'altra variante è innalzamento termico che indebolisce la neve, provocando spesso valanghe spontanee.

Il calcolo del rischio integra i dati delle stazioni meteo automatiche: l'accumulo di oltre 30 cm in meno di 24 ore è un segnale di allarme rosso; si tiene poi conto del vento capace di trasportare la neve e di accumularla nelle zone sottovento, creando gli instabili lastroni.

Il rischio viene infine sintetizzato nella Scala Europea del Pericolo Valanghe (1-5). È fondamentale capire che la scala non è lineare, ma esponenziale: il pericolo può raddoppiare o triplicare passando da un grado all'altro.

Il grado 1 equivale ad un manto stabile con distacchi rari, il grado 2 a una instabilità moderata, il grado 3 a un livello critico con un distacco possibile anche con un singolo sciatore, il grado 4 a valanghe spontanee probabili, il grado 5 a una instabilità generalizzata con il rischio di grandi valanghe.

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