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Allerta tempesta solare il 5 febbraio: possibile impatto più forte del previsto

Un brillamento X 8.1 ha scagliato una CME verso la Terra: ecco cosa spiegano gli esperti

Allerta tempesta solare il 5 febbraio: possibile impatto più forte del previsto

Un brillamento solare di classe X 8.1 registrato alle 01:57 del 2 febbraio 2026 (ora italiana) ha scagliato nello spazio un’espulsione di massa coronale (CME) verso la Terra, che dovrebbe arrivare in maniera marginale il 5 febbraio. Attualmente, le previsioni indicano una tempesta geomagnetica minore (G1), ma alcuni esperti suggeriscono che l’impatto potrebbe rivelarsi più significativo del previsto.

Brillamenti Solari e CME: cosa sta succedendo

La grande macchia solare AR 4366 ha prodotto tra l’1 e il 2 febbraio una serie di forti brillamenti, tra cui un X 8.1 e un X 1.36, generando una CME diretta verso la Terra. Secondo l’ultimo bollettino dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA, la probabilità di tempeste G1 per giovedì 5 febbraio è confermata.

Le tempeste geomagnetiche minori sono fenomeni comuni: possono influenzare satelliti, disturbare il comportamento migratorio degli animali e rendere visibili aurore polari a latitudini più basse. Tuttavia, la combinazione tra la potenza dell’eruzione X 8.1 e la CME rende la situazione particolare, perché anche un impatto marginale può avere effetti più marcati.

Possibili scenari per la Terra

Se la CME avesse colpito direttamente il pianeta, gli scienziati avrebbero previsto tempeste G4 (forti) o addirittura G5 (estreme), con aurore boreali visibili in Italia. Fortunatamente, le previsioni indicano un passaggio laterale del plasma solare.

Come spiega l’astrofisico Tony Phillips su spaceweather.com, “anche un colpo di striscio da una CME così potente può avere effetti significativi, quindi non è escluso che la tempesta del 5 febbraio possa sorprendere per intensità.”

La macchia solare AR 4366 resta sotto osservazione

La macchia solare AR 4366, grande circa metà di quella responsabile dell’Evento di Carrington (1859), continua a generare brillamenti intensi. Tra l’1 e il 3 febbraio sono stati registrati numerosi eventi di classe X e M, come l’M7.25 delle 08:06 del 3 febbraio e l’M6.77 delle 12:36 del 2 febbraio.

Poiché la macchia si sta avvicinando al centro del disco solare, c’è il rischio che i brillamenti futuri possano dirigere CME direttamente verso la Terra. Gli esperti monitorano attentamente il profilo magnetico turbolento e instabile del complesso AR 4366, in attesa dell’arrivo della CME legata al brillamento X 8.1 del 2 febbraio.

Al momento, non è previsto che le aurore boreali siano visibili nei cieli italiani.

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