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Economia

Intelligenza artificiale e lavoro: le professioni più ricercate e più rare nel 2026

Il nuovo rapporto del Ministero del Lavoro evidenzia le competenze STEM e digitali più difficili da reperire e l’impatto dell’IA sul mercato occupazionale

Intelligenza artificiale e lavoro: le professioni più ricercate e più rare nel 2026

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente diffuso il documento intitolato “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro - Raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio”. Questo testo costituisce una raccolta sistematica di contributi provenienti da diversi enti pubblici e privati, utile per avviare l’Osservatorio nazionale sull’uso dell’IA nel mondo professionale. Dal documento emergono dati significativi sulle professioni più richieste in questo periodo di trasformazione tecnologica.

La transizione in atto

Secondo il rapporto, i contributi arrivano da contesti istituzionali, amministrativi, produttivi e di ricerca differenti, fornendo una visione multiforme e non uniforme della transizione in corso. Le aree tematiche selezionate si allineano in parte con quelle indicate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, offrendo un quadro chiaro delle sfide e delle opportunità legate all’adozione dell’IA nel mondo del lavoro.

L’intervento della ministra Calderone

La prefazione del documento è firmata dalla ministra Marina Calderone, che sottolinea come l’intelligenza artificiale stia già trasformando numerosi settori, dalla ricerca scientifica al mercato finanziario, dalla robotica alla giustizia, fino all’industria automobilistica con veicoli a guida autonoma. Secondo Calderone, l’IA può contribuire a creare un mondo del lavoro che unisca le opportunità tecnologiche con la tutela dei diritti dei lavoratori.

Rischi e sfide legati all’IA

La ministra evidenzia anche i rischi occupazionali legati all’automazione, soprattutto per i settori a bassa specializzazione, sottolineando l’urgenza di percorsi formativi adeguati. L’adozione dell’IA, infatti, potrebbe modificare profondamente la struttura del mercato del lavoro.

Nuovi posti di lavoro e reskilling

Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 si prevedono 92 milioni di posti di lavoro persi, ma saranno creati 170 milioni di nuovi ruoli. Questo scenario richiederà un ampio processo di reskilling, con una crescente domanda di competenze in IA, big data e cybersecurity. Al contempo, rimangono essenziali abilità umane come il pensiero creativo, la resilienza e la flessibilità.

Competenze digitali difficili da trovare

Il contributo di Unioncamere, citato dal Sole24Ore, evidenzia le figure professionali più difficili da reperire in ambito digitale. Tra le competenze più richieste troviamo quelle legate alle tecnologie internet e alla comunicazione visiva e multimediale.

Professioni critiche nel 2025

Il rapporto segnala che nel 2025 le aziende hanno difficoltà a trovare:

  • Matematici, statistici e analisti dei dati (80,2%)

  • Progettisti e amministratori di sistemi (78,8%)

  • Ingegneri dell’informazione (74,3%)

Per le competenze matematico-informatiche, le difficoltà riguardano anche tecnici della gestione cantieri (76,6%), tecnici delle costruzioni civili (72%) e tecnici della sicurezza sul lavoro (71,3%).

Carenza di figure STEM

Unioncamere evidenzia come le aziende facciano fatica a reperire professionisti con competenze STEM. I dati principali mostrano:

  • Fisici e astronomi (93,6%)

  • Ingegneri elettrotecnici (91,8%)

  • Tecnici del risparmio energetico e energie rinnovabili (90,1%)

  • Tecnici della conduzione impianti produttivi (89,7%)

  • Periti, valutatori di rischio e liquidatori (72%)

Questi dati confermano come la domanda di specialisti digitali e STEM sia destinata a crescere, rendendo difficile il reperimento di profili altamente qualificati.

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