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società e ricchezza
25 Febbraio 2026 - 19:25
Sting ha riacceso la discussione. In una recente intervista, il cantautore britannico ha ribadito che non intende lasciare una grande eredità ai suoi sei figli: un patrimonio troppo consistente, a suo dire, rischierebbe di togliere loro la motivazione e l'ambizione di costruirsi una strada propria. Un pensiero sempre più diffuso tra i grandi nomi dello spettacolo, della tecnologia e della finanza mondiale.
Non è una scelta isolata. Daniel Craig ha definito l'eredità "di cattivo gusto", preferendo spendere o donare i propri beni. Ashton Kutcher e Mila Kunis hanno chiarito che il loro patrimonio andrà in beneficenza. Bill Gates ha annunciato che i suoi tre figli riceveranno solo una piccola parte degli asset di famiglia, con la gran parte destinata ad attività filantropiche. Stessa direzione per Mark Zuckerberg e Priscilla Chan, che hanno scelto di convogliare le loro risorse nella Chan Zuckerberg Initiative. Anche Jackie Chan e Gordon Ramsay si sono espressi in modo simile: i figli devono guadagnarsi il proprio successo.
Dietro queste scelte c'è un ragionamento che psicologi e sociologi conoscono bene. Eredità troppo grandi possono generare quella che gli esperti chiamano la sindrome dei "trust-fund kids": giovani con meno incentivi a sviluppare autonomia e capacità di resilienza, abituati a dipendere da risorse ereditate piuttosto che dalle proprie competenze. Il vero lascito, in questa visione, non è il denaro ma l'etica del lavoro e la libertà di costruirsi un'identità personale.
Una prospettiva che non convince tutti. In molte culture l'eredità è vista come una forma di protezione intergenerazionale e continuità familiare, un diritto più che un privilegio. Il dibattito, insomma, è appena cominciato.
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