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società e ricchezza

Da Sting a Bill Gates, sempre più vip scelgono di non lasciare l'eredità ai figli

Una tendenza in crescita tra i personaggi famosi che apre un dibattito su merito, privilegio e responsabilità sociale

Da Sting a Bill Gates, sempre più vip scelgono di non lasciare l'eredità ai figli

Sting ha riacceso la discussione. In una recente intervista, il cantautore britannico ha ribadito che non intende lasciare una grande eredità ai suoi sei figli: un patrimonio troppo consistente, a suo dire, rischierebbe di togliere loro la motivazione e l'ambizione di costruirsi una strada propria. Un pensiero sempre più diffuso tra i grandi nomi dello spettacolo, della tecnologia e della finanza mondiale.

Non è una scelta isolata. Daniel Craig ha definito l'eredità "di cattivo gusto", preferendo spendere o donare i propri beni. Ashton Kutcher e Mila Kunis hanno chiarito che il loro patrimonio andrà in beneficenza. Bill Gates ha annunciato che i suoi tre figli riceveranno solo una piccola parte degli asset di famiglia, con la gran parte destinata ad attività filantropiche. Stessa direzione per Mark Zuckerberg e Priscilla Chan, che hanno scelto di convogliare le loro risorse nella Chan Zuckerberg Initiative. Anche Jackie Chan e Gordon Ramsay si sono espressi in modo simile: i figli devono guadagnarsi il proprio successo.

Dietro queste scelte c'è un ragionamento che psicologi e sociologi conoscono bene. Eredità troppo grandi possono generare quella che gli esperti chiamano la sindrome dei "trust-fund kids": giovani con meno incentivi a sviluppare autonomia e capacità di resilienza, abituati a dipendere da risorse ereditate piuttosto che dalle proprie competenze. Il vero lascito, in questa visione, non è il denaro ma l'etica del lavoro e la libertà di costruirsi un'identità personale.

Una prospettiva che non convince tutti. In molte culture l'eredità è vista come una forma di protezione intergenerazionale e continuità familiare, un diritto più che un privilegio. Il dibattito, insomma, è appena cominciato.

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