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Scienza
05 Marzo 2026 - 21:50
Perché alcune persone superano la soglia del secolo di vita mantenendo un'efficienza fisica invidiabile? La scienza dell'invecchiamento sta cercando le risposte nel sangue. Una recente ricerca condotta tra le Università di Ginevra (UNIGE) e Losanna (UNIL), pubblicata sulla rivista Aging Cell, ha gettato nuova luce su questo mistero biologico attraverso il progetto SWISS100, la prima indagine sistematica svizzera dedicata alla popolazione ultracentenaria.
Il team di ricercatori ha messo a confronto i profili proteici di tre campioni di popolazione distinti per età: 39 centenari (con un'età compresa tra i 100 e i 105 anni), 59 ottantenni (rappresentanti della popolazione geriatrica standard), 40 adulti di età media (tra i 30 e i 60 anni).
L'analisi si è concentrata su 724 proteine presenti nel siero sanguigno, con particolare attenzione ai marcatori legati alle infiammazioni e alle patologie cardiovascolari.
Il dato più eclatante emerso dalla ricerca riguarda un gruppo specifico di 37 proteine. Negli ultracentenari, i livelli di queste molecole non mostrano i segni tipici del decadimento senile osservato negli ottantenni; al contrario, presentano caratteristiche molto più simili a quelle dei soggetti giovani (30-60 anni).
Secondo Flavien Delhaes, primo autore dello studio, questo fenomeno indica che i centenari non sono biologicamente immuni alla vecchiaia, ma possiedono meccanismi interni capaci di rallentare drasticamente i processi degenerativi, mantenendo un equilibrio infiammatorio e metabolico ottimale.
L'indagine ha approfondito il ruolo dello stress ossidativo, ovvero il danno cellulare causato dai radicali liberi. La coordinatrice del progetto, Daniela Jopp, ha confermato che i centenari presentano livelli di stress ossidativo notevolmente ridotti.
Il professor Karl-Heinz Krause ha spiegato che questo equilibrio deriva da due fattori: un'infiammazione cronica contenuta e mitocondri più efficienti. Tuttavia, è emerso un dato apparentemente contraddittorio: i centenari producono meno proteine antiossidanti rispetto agli ottantenni. Krause chiarisce il paradosso: poiché l'organismo dei centenari genera meno radicali liberi all'origine, il sistema biologico non ha bisogno di investire energie nella produzione massiccia di difese antiossidanti.
Oltre allo stress ossidativo, lo studio ha individuato altre aree di eccellenza biologica nei centenari. La struttura dei tessuti, le cui proteine che regolano la matrice extracellulare sono paragonabili a quelle dei giovani; la protezione oncologica, alcuni marcatori suggeriscono una naturale resistenza allo sviluppo di forme tumorali; la gestione degli zuccheri, è stata infatti osservata un'attività peculiare della proteina DPP-4. Questa molecola, regolando l'ormone GLP-1, favorisce il mantenimento di bassi livelli di insulina, proteggendo gli ultracentenari da sindromi metaboliche e iperinsulinismo.
Sebbene i risultati siano promettenti, i ricercatori sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale. Resta da accertare se queste proteine siano la causa o la conseguenza della longevità. Un dato però rimane certo: la genetica incide solo per il 25-30% sulla durata della vita. Il restante 70-75% dipende da fattori esterni e comportamentali, come una corretta alimentazione, la pratica costante di esercizio fisico e la qualità delle relazioni sociali.
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