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Curiosità

Pasque piemontesi: perché si chiamano così e cosa accadde davvero

Nel 1655 l’offensiva contro i valdesi nelle valli piemontesi degenerò in violenze e distruzioni

Pasque piemontesi, l’orrore dimenticato: così una spedizione diventò un massacro

Il nome può trarre in inganno, ma le “Pasque piemontesi” non hanno nulla di festoso. Anzi, indicano uno degli episodi più violenti della storia del Piemonte, avvenuto nel 1655 durante il periodo di Pasqua.

Il termine deriva proprio dal momento in cui si consumò la tragedia: le violenze iniziarono il 24 aprile 1655, nei giorni delle celebrazioni pasquali. Da qui il nome con cui questi eventi sono passati alla storia.

In quel periodo, il governo sabaudo ordinò alle comunità valdesi delle valli piemontesi di abbandonare le proprie terre o convertirsi al cattolicesimo entro pochi giorni. Di fronte al rifiuto, venne organizzata una spedizione militare guidata dal marchese di Pianezza.

Quella che doveva essere, almeno nelle intenzioni, un’operazione di pressione e controllo degenerò rapidamente. Le cronache parlano di uccisioni, torture, villaggi incendiati e popolazioni costrette alla fuga. Intere comunità furono colpite nelle valli Pellice, Chisone e Germanasca, in un’ondata di violenza che superò ogni previsione.

Le testimonianze dell’epoca descrivono scene drammatiche, con civili uccisi, paesi devastati e atti di estrema brutalità. L’episodio ebbe una risonanza anche internazionale, suscitando reazioni e proteste nel mondo protestante europeo.

Per questo, ancora oggi, con il nome di “Pasque piemontesi” si indica non una festa, ma una strage avvenuta nei giorni di Pasqua, diventata simbolo delle persecuzioni religiose contro i valdesi.

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