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IL FATTO

Primo su iTunes ma non esiste: il mistero del cantante creato dall'IA

Si chiama Eddie Dalton: scala le classifiche mondiali ma dietro la sua voce calda non c'è un uomo, solo un algoritmo.

Primo su iTunes ma non esiste: il mistero del cantante creato dall'IA

Ha una voce calda, vellutata, che ricorda i grandi del blues come B.B. King o il soul di Otis Redding. Ma Eddie Dalton non ha mai respirato, non è mai salito su un palco e non ha un volto reale. È un’entità interamente generata dall’intelligenza artificiale che, nel silenzio dei laboratori digitali, ha compiuto l'impresa: conquistare il primo posto su iTunes, piazzando ben tre brani nella Top 10 mondiale.

Il mistero di Dalton, svelato dal portale Showbiz411, apre voragini di riflessione sull’industria discografica. Dietro il "cantante" non c'è un artista in carne e ossa, ma una rete di identità virtuali create dalla società Crusty Tunes. Non è solo: nel loro catalogo compaiono altri nomi come Dallas Little (una sorta di cowboy digitale del country) o i misteriosi Cody Crotchburn e Cade Winslow. Nomi che sembrano usciti da un archivio informatico più che da una sala prove, ma che macinano numeri da capogiro: oltre un milione di visualizzazioni su YouTube e 230 mila follower su Facebook.

La posizione dei produttori è netta e provocatoria. «Crediamo che la tecnologia sia uno strumento per l'espansione creativa», si legge sul sito ufficiale di Crusty Tunes. Per loro, il nemico non è l'algoritmo che compone musica, ma la stagnazione di un mercato che fatica a rinnovarsi. Il successo di Eddie Dalton dimostra che il pubblico, forse inconsapevolmente, è pronto ad ascoltare e premiare canzoni nate da un calcolo matematico, purché l'emozione riprodotta sia verosimile.

Mentre Eddie Dalton continua a scalare le classifiche, l'industria musicale si interroga: che fine faranno i diritti d'autore e, soprattutto, i premi internazionali? Se una macchina può scrivere una hit meglio di un uomo, il concetto di "talento" va riscritto da zero. Per ora, il fenomeno Dalton resta un monito: la musica del futuro potrebbe non aver più bisogno di un battito cardiaco per far battere il tempo.

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