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Controlli aereoportuali

Aeroporti, con i nuovi controlli Ees servono più ore di anticipo: cosa cambia per i passeggeri

Code fino a tre ore ai controlli di frontiera in diversi scali europei: ecco perché conviene arrivare molto prima

Aeroporti, con i nuovi controlli Ees servono più ore di anticipo: cosa cambia per i passeggeri

Con l’introduzione del nuovo sistema europeo Ees (Entry Exit System), viaggiare in aereo richiede più tempo e organizzazione. I primi effetti si stanno già facendo sentire in diversi scali europei, compreso Aeroporto di Milano Linate, dove nei giorni scorsi decine di passeggeri hanno perso il volo a causa delle lunghe attese ai controlli.

Il nuovo sistema, attivo dall’inizio di aprile, registra in modo digitale i movimenti dei cittadini extra Ue alle frontiere Schengen, raccogliendo dati biometrici come impronte digitali e immagini del volto. Un passaggio che aumenta i livelli di sicurezza, ma che – almeno nella fase iniziale – sta rallentando sensibilmente le procedure.

Secondo gli operatori aeroportuali, ogni controllo può richiedere diversi minuti. Un tempo che, moltiplicato per centinaia di passeggeri, genera code anche di due o tre ore, soprattutto negli orari di maggiore affluenza. A pesare sono anche la carenza di personale e la necessità di adattarsi a un sistema ancora nuovo.

Per i viaggiatori cambia quindi una regola fondamentale: arrivare in aeroporto con largo anticipo. Se fino a poco tempo fa per molti voli europei erano sufficienti circa due ore, oggi la soglia si sposta più avanti. In particolare, per i voli internazionali – e soprattutto verso Paesi extra Ue – è consigliato presentarsi almeno tre ore prima della partenza, se non di più nei periodi più affollati.

La situazione potrebbe diventare ancora più complessa con l’avvicinarsi dell’estate, quando il traffico aereo aumenterà e i tempi di attesa rischiano di allungarsi ulteriormente. Per questo motivo, oltre ad arrivare prima, è importante avere tutti i documenti pronti e mettere in conto eventuali rallentamenti lungo il percorso.

In questa fase di transizione, dunque, il consiglio è semplice: meglio qualche minuto (o ora) di anticipo in più che il rischio concreto di restare a terra.

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