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Sangue blu

Vittoria di Savoia: «Dal pub al palco, la rabbia è passata»

La figlia di Emanuele Filiberto e Clotilde Courau si mette completamente a nudo

Un milionario per la principessaVittoria è conquistata da Carlo

Vittoria di Savoia

«You can call me Vitto». Molto più spontaneo e popolare del titolo nobiliare che porta. Perché Vittoria di Savoia, figlia del principe Emanuele Filiberto e Clotilde Courau, ha discendenze celebri ma si sente parte di un mondo molto più ampio rispetto a quello della ristretta nobiltà mondiale. E lo ha scoperto ancora di più negli ultimi anni, quando ha cominciato a girare per i fatti suoi, soprattutto a Londra.

Oggi che fa la modella, ma è anche curatrice di mostre (da grande appassionata di arte) e sta per seguire le orme di mamma come attrice, al “Corriere della Sera” racconta la sua trasformazione. Era volata in Inghilterra per studiare politica, ma «non mi è piaciuto molto e ho subito lasciato l’università senza dirlo ai miei genitori: volevo dimostrare che potevo farcela da sola. Per mantenermi, ho trovato lavoro in una galleria d’arte, la Thaddeus Ropac, e in un pub, dove servivo ai tavoli e facevo un po’ di tutto. E intanto, ho aperto una piattaforma per promuovere giovani artisti, si chiama Curated by Vittoria di Savoia, e mi sono iscritta a un corso di teatro. Recitare mi è piaciuto. Allora, ho chiamato mia madre e le ho detto: torno a Parigi perché mi piace il teatro».

Si è pagata da sola i corsi e ha trovato la sua strada: «Ho iniziato a fare casting e, al terzo provino, mi hanno presa per un film di Prime Video che esce a settembre. Una gioia incredibile».

Il cognome è mai stato un peso? In realtà ha capito dai suoi compagni di scuola cosa significasse davvero: «Sono cresciuta a Parigi con mia madre e lei e papà mi hanno trasmesso i valori del lavoro e del denaro. Mi hanno sempre insegnato che devo lavorare. Oggi, abbiamo un rapporto sincero, aperto, bellissimo. Io, quando ero più giovane, provavo rabbia, c’erano tante cose che non capivo, ma poi crescendo ti rendi conto che i tuoi genitori sono anche loro persone e imparano insieme a te. Credo che tutti gli adolescenti la provino, no? Forse perché avrei voluto i miei più insieme o perché non capivo la questione del cognome… Ora, è tutto passato».

E il rapporto con il nostro Paese? «In Italia ho imparato a camminare e nuotare. Mi sento italiana nel rapporto con l’arte e la bellezza».

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