Cerca

Segreti Reali

Savoia, guerra per un trono (che non c’è) e un tesoro da 300 milioni: la spunta Vittoria?

Aimone di Savoia-Aosta rivendica la guida dinastica, il cugino Emanuele Filiberto resiste; nel mezzo i gioielli nel caveau di Bankitalia

Savoia, guerra per un trono che non c’è: Emanuele Filiberto contro Aimone

Un trono che non c’è può dividere più di uno reale? Sembra di sì. Mentre altrove la storia si scrive con le ferite delle guerre, in Italia la saga dei Savoia torna a occupare la scena pubblica, tra dichiarazioni incrociate, memorie del 1946 e antiche regole dinastiche. Sul ring simbolico, due cugini: Emanuele Filiberto e Aimone di Savoia Aosta. Poste in palio? Titoli, prerogative, rappresentanza. E soprattutto il racconto di chi, oggi, possa parlare a nome della Casa Savoia. Ma anche un tesoro milionario da rivendicare. E, fra i due principi, potrebbe spuntarla una... Regina. 


Aimone di Savoia Aosta ha diffuso una dichiarazione in cui rivendica la guida della Casa Savoia e definisce “controverso” l’esito del referendum istituzionale del 1946. Richiama l’origine della contesa: “La cosiddetta ‘disputa’ sulle norme dinastiche nacque alla morte di S.M. il Re Umberto II e caratterizzò a fasi alterne i rapporti tra mio padre Amedeo e il padre di Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele”. A sostegno della sua posizione cita “documenti e altre comunicazioni di famiglia”, indicando un’allegata “Nota sulla Successione Dinastica di Casa Savoia” e parlando di una verità “tangibile e inequivocabile”.



La ferita affonda negli anni in cui Vittorio Emanuele -scelta di cuore alla mano - sposò la borghese Marina Doria contro il parere dell’ultimo re d’Italia, Umberto II. Una decisione letta, secondo le regole di Casa, come non conforme al principio per cui un principe ereditario che non ottenga il consenso del sovrano alle nozze decade dalla successione. Da lì la rivendicazione di Amedeo di Savoia, padre di Aimone, di assumere il ruolo di guida del casato e, per molti, di un trono rimasto solo ipotetico.

Aimone sostiene di aver offerto più volte una tregua: sospendere reciprocamente le rivendicazioni “congelando pro tempore” i titoli al centro della contesa - Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Capo della Real Casa di Savoia - e suddividerne le prerogative, gli incarichi di rappresentanza e la gestione delle istituzioni collegate. Un’operazione di manutenzione istituzionale: “Un passo indietro di entrambi per un passo avanti della Casa”. Un compromesso, insomma, per ricomporre l’unità e rimettere in carreggiata un patrimonio simbolico.



Secondo quanto riferito, Emanuele Filiberto non avrebbe accettato alcuna tregua sospensiva e prosegue per la sua strada, rivendicando per sé il ruolo di potenziale re e per sua figlia, Vittoria, quello di potenziale erede. È l’immagine di due percorsi pubblici che corrono paralleli - lui volto noto anche della televisione, Aimone manager in Pirelli - ma che, quando si parla di dinastie, si incrociano inevitabilmente nella stessa, stretta, corsia.



Al di là del giudizio storico, la posta odierna non è la corona: sono i simboli, la rappresentanza, il rapporto con “le altre Case Reali Europee” cui, ricorda Aimone, il padre Amedeo comunicò a suo tempo la propria posizione di capo della Casa. È legittimo chiedersi: in un Paese repubblicano, quanto contano ancora questi titoli? Eppure contano. Perché c'è sempre quel tesoro - da 300 milioni di euro in gioielli, alcuni dei quali mai visti - nel caveau di Bankitalia che i Savoia rivendicano. E quella corona sì che pesa e conta...

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.