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Curiosità

Il piatto dimenticato del Piemonte che torna a tavola il 23 aprile: i sangiurgìn

Frittelle di erbe e memoria contadina: nel Monferrato si preparano per San Giorgio

Il piatto dimenticato del Piemonte che torna a tavola il 23 aprile: i sangiurgìn

Nel cuore del Monferrato, tra colline e tradizioni che resistono al tempo, c’è un piatto semplice ma profondamente identitario: i sangiurgìn. Si tratta di frittelle a base di erbe, nate dalla cucina contadina e legate a doppio filo alla festa di San Giorgio, celebrata il 23 aprile.

In quel giorno, a San Giorgio Monferrato, queste preparazioni diventano molto più di una ricetta: rappresentano un simbolo di comunità, stagionalità e memoria condivisa.

Non tutti sanno che i sangiurgìn, fino a poco tempo fa, erano conosciuti con un altro nome: friciulin verd, ovvero “piccole frittelle verdi” in dialetto piemontese. Un nome che descriveva perfettamente la loro natura, fatta di ingredienti poveri e facilmente reperibili.

Con un percorso di valorizzazione locale, il Comune ha deciso di riconoscere ufficialmente questo piatto attraverso la Denominazione Comunale (De.Co.), adottando nel 2025 il nome attuale. Un passaggio che ha rafforzato il legame tra la ricetta e il territorio, senza però cancellare del tutto la tradizione orale: molti abitanti continuano infatti a chiamarli come un tempo.

I sangiurgìn nascono da una logica semplice: non sprecare nulla. In origine si preparavano con erbe spontanee raccolte nei campi, come tarassaco, ortiche o papavero, mescolate a ciò che restava in casa, spesso piccoli avanzi di carne o salumi.

Con il passare degli anni la ricetta si è adattata, sostituendo le erbe selvatiche con ingredienti più comuni come spinaci, biete o coste, ma mantenendo intatta la filosofia di base: valorizzare ciò che offre la stagione.

Non esiste una versione unica dei sangiurgìn. Ogni famiglia custodisce la propria, tramandata di generazione in generazione. La preparazione, però, segue uno schema comune.

Le erbe vengono lessate e strizzate, poi unite a uova, formaggio e pangrattato per creare un impasto morbido e compatto. In alcune varianti si aggiungono salumi, in altre si preferisce restare su una versione più semplice e vegetariana.

Il passaggio finale è la frittura, che dà forma a queste piccole frittelle dorate, croccanti fuori e morbide all’interno.

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