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World Press Photo 2026
23 Aprile 2026 - 18:00
“Separati dall’ICE”, Carol Guzy
La fotografia “Separati dall’ICE” della fotoreporter Carol Guzy è stata proclamata Photo of the Year 2026 dal World Press Photo, il più prestigioso concorso mondiale dedicato al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria.
L’immagine vincitrice, pubblicata per il Miami Herald, racconta un momento di forte impatto emotivo: la separazione di una famiglia migrante all’interno di un edificio federale negli Stati Uniti. La scena ritrae il momento in cui Luis, cittadino ecuadoriano, viene fermato dalle autorità dell’ICE dopo un’udienza per immigrazione, mentre la moglie e i tre figli assistono impotenti alla scena.
Secondo quanto riportato, l’uomo non avrebbe precedenti penali e rappresentava l’unico sostegno economico della famiglia, rimasta improvvisamente in difficoltà e segnata da un forte trauma emotivo. La fotografia è stata realizzata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York il 26 agosto 2025, in un contesto in cui ai fotografi era consentito documentare le procedure in un corridoio dedicato.
Il World Press Photo ha selezionato l’immagine tra oltre 57.000 scatti inviati da quasi 3.800 fotografi provenienti da 141 Paesi. Il premio è stato assegnato insieme alla presentazione dei due finalisti, scelti tra le opere vincitrici delle diverse categorie regionali.
Tra questi, “AID Emergency in Gaza” di Saber Nuraldin per EPA Images, che documenta la disperata ricerca di cibo da parte della popolazione palestinese durante la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, e “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue per The New York Times Magazine, dedicato alla battaglia giudiziaria di un gruppo di donne indigene del Guatemala contro i responsabili delle violenze subite durante il conflitto armato.

La direttrice esecutiva del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury, ha sottolineato come lo scatto vincitore rappresenti una testimonianza diretta delle conseguenze delle politiche migratorie e del loro impatto sulle famiglie, trasformando un corridoio giudiziario in un simbolo di frattura sociale e umana.
La stessa Guzy ha definito il riconoscimento un tributo alle persone ritratte, parlando della dignità e resilienza delle famiglie che hanno condiviso le proprie storie nonostante la sofferenza. Secondo la fotografa, il lavoro testimonia non solo il dolore, ma anche la forza con cui le persone affrontano situazioni di estrema difficoltà.
I due progetti finalisti sono stati anch’essi premiati per la loro capacità di raccontare crisi globali e diritti umani: da un lato la carestia e la guerra a Gaza, dall’altro la lunga battaglia legale delle donne Achi, simbolo di giustizia e memoria storica.
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