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Qual è il miglior pesto del supermercato? la classifica di Altroconsumo

Analizzati 79 prodotti tra classici e varianti: solo quelli di Lidl e Md “accettabili”, tutti gli altri bocciati.

Qual è il miglior pesto del supermercato? la classifica di Altroconsumo

Uno degli alleati più comuni nelle cucine degli italiani finisce sotto la lente d’ingrandimento di Altroconsumo, e il verdetto è tutt’altro che lusinghiero. Un’analisi condotta su 79 referenze di pesto confezionato (sia classiche che varianti) ha rivelato una qualità complessiva inferiore alle aspettative: nessun prodotto ha infatti raggiunto la sufficienza piena, penalizzato da eccessivi processi industriali e profili nutrizionali sbilanciati.

A pesare sul giudizio degli esperti sono stati soprattutto l’alto contenuto di grassi saturi e la massiccia presenza di sale e additivi. Solo tre prodotti sono riusciti a ottenere il giudizio di "accettabile", mentre la stragrande maggioranza dei marchi più noti della grande distribuzione è stata bocciata con valutazioni "scarse" o, in alcuni casi, "molto scarse"

I migliori: In una classifica dove dominano le insufficienze, gli unici a distinguersi leggermente sono stati:

Lettere dall’Italia (MD): Pesto alla genovese e versione senza aglio (42 punti).

Vemondo (Lidl): Pesto vegano al basilico (41 punti).

I peggiori:

In fondo alla classifica, con un punteggio inferiore ai 20 punti su 100, si posizionano i prodotti di Venturino Bartolomeo (Pesto alla genovese e Pesto delicato senz'aglio), giudicati "molto scarsi". Poco sopra, ma comunque ampiamente sotto la soglia della sufficienza e classificati come "scarsi", compaiono i nomi più celebri del mercato italiano: da Barilla a Tigullio, passando per Buitoni, Biffi e Polli. Anche le linee private dei principali supermercati come Esselunga, Coop, Conad, Pam e Carrefour non sono riuscite a evitare la bocciatura.

A determinare questi punteggi estremamente bassi non è solo il sapore, ma la struttura stessa del prodotto industriale. Gli esperti hanno rilevato:

Eccesso di grassi saturi: derivanti spesso da oli di bassa qualità o mix di formaggi scadenti.

Livelli di sale fuori norma: utilizzati per conservare ed esaltare artificialmente la sapidità.

Processi industriali spinti: un grado di trasformazione che snatura il basilico e gli altri ingredienti originali.

L'invito ai consumatori è di prestare massima attenzione all'etichetta, privilegiando i prodotti che utilizzano olio extravergine d'oliva e formaggi DOP (Parmigiano o Grana), evitando quelli con troppi ingredienti superflui o aromi artificiali.

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